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Intro(spettiva) di Coppa

Spesso mi chiedo chi me lo faccia fare di perdere tempo, energie e soldi per progetti come questo. Rinunciare ogni volta alle ferie perché ci sono da organizzare trasferte lontane per i play-off, la F4 di ChampionsLeague a Roma, la World League a destra e a manca, i Mondiali, il tutto da incastrare con un lavoro e quindi con richiesta di permessi. Sperare che la Lega anticipi partite lontane da me al sabato per non dover prendere ferie a lavoro. Ogni volta che amici ti propongono un weekend fuori stare lì a studiare il calendario perché non capiti in una giornata particolarmente interessante e non sempre con risultati positivi, tanto che ti ritrovi alle 18 di una domenica in un hotel a Madrid a cercare un modo per vedere RaiSport (grazie Sil, preziosa come sempre). Cercare di far incastrare la Superlega con la squadra di A2 della mia città e con le “mie bimbe” di prima divisione, senza mai rinunciare alla possibilità di andare a vedere amici che giocano in serie minori o nel campionato Uisp. Tempo, energie e soldi che credi di spendere bene fino a che, ogni santissima volta, non vedi gente che fa un centesimo di te per questo sport ed è comunque sempre un passo avanti a te.
Poi però entro in un palazzetto vuoto, mi siedo a bordo campo e lo osservo riempirsi piano piano e tutto è più chiaro. Penso che gioco a pallavolo da 30 anni e ancora mi diverto come il primo giorno, penso a tutte le belle persone che ho conosciuto grazie a questo sport, ai rapporti sinceri che sto costruendo adesso e che sicuramente dureranno nel tempo. Penso all’emozione di un mio ex compagno di squadra che, dopo anni di militanza in A2, si commuove e piange come un bambino con in mano il trofeo della Coppa Italia Misto Uisp in un palazzetto di Rimini. Penso al nodo in gola che mi viene ogni volta che vedo il rapporto meraviglioso che ha Atanasijević con i suoi tifosi. Mi emoziono per una diagonale stretta di Kovacević col muro a tre, per un palleggio di De Cecco, per una pipe di Leon, per un muro a uno di Zaytsev, per un primo tempo schiantato nei tre metri di Simon, per una difesa di Colaci. Sono felice di vedere giovani di talento buttati nella mischia di un campionato come il nostro e uscirne fuori con un carattere che non ti aspetteresti mai, giovani come Giannelli, Argenta e Giuliani. Penso a quanto io sia fortunata di poter passare del tempo a chiacchierare con ex giocatori che hanno fatto la storia del volley, con direttori sportivi, procuratori e tutti quelli che vivono di questo. E alla fine, quando ormai il palazzetto è pieno, tutto è chiaro: è l’amore per la pallavolo il motore di tutto. E come ogni storia d’amore ci sono i momenti belli e quelli brutti, i dubbi, la tentazione di mollare pur di non scendere a compromessi, i pianti e i sorrisi, i tradimenti e le promesse di amore eterno, le litigate e fare la pace, i progetti e le delusioni. Ecco che la domanda finale è “rinunceresti mai a una storia d’amore?” e la risposta è immediata e sicura.

“No”.

Simona Bernardini