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#TRIBUNA STAMPA: SIENA – CASTELLANA

Ebbene sì, a volte ritornano e in questo caso per vari motivi.
In primis perché Siena ha riportato il massimo campionato di pallavolo nella mia regione, quindi un po’ ci sono affezionata; aggiungiamoci l’ambiente informale e tutto lo staff molto disponibile, infine perché oggi c’è una sfida che sa tanto di anticipo dei futuri play-out proprio fra le due squadre neo promosse nella massima serie (altra grande novità di quest’anno, il ritorno della retrocessione). Il mio prossimo obiettivo sarà quello di convincere gli amici che gestiscono il palazzetto a riscaldare l’ambiente, diversamente potrei suggerire al reparto marketing di sfruttare questa temperatura, che previene la formazione delle rughe, come incentivo per far aumentare gli spettatori alle partite.

L’Emma Villas torna in campo dopo due settimane dalla prima vittoria in Superlega (ricordiamo a tutti che la partita contro la Lube, che si sarebbe dovuta disputare domenica 25 novembre, è stata giocata mercoledì 14 per permettere ai marchigiani di partecipare al mondiale per club in Polonia) e forse questa sosta “forzata” non è capitata nel momento migliore, visto che va un po’ a spezzare l’entusiasmo, specie se ci aggiungiamo le voci insistenti che danno Radostin Stoytchev sulla panchina toscana al posto di un Cichello che pare essere sul filo dell’esonero: dopo la partita persa contro Verona al tie-break, infatti, il clima al Palaestra si fa ancora più pesante (freddo, in senso letterale, lo è già).

La BCC Castellana Grotte si presenta a questo match con una partita in meno e in cerca della prima vittoria in Superlega, finora in difficoltà in trasferta, ma fra le mura casalinghe più incisiva dove è riuscita a trascinare al quinto set sia Modena che Trento. Ha (ri)portato finalmente in Italia Marco Falaschi, che si affida molto al suo opposto Renan Buiatti e può contare sull’esperienza e la solidità di Zingel al centro. E’ anche una partita ricca di emozioni per Paolo Tofoli, che ritorna a Siena da ex e che proprio sulla panchina della squadra toscana ha ottenuto il suo primo successo da allenatore vincendo la coppa Italia di A2.

Emma Villas in campo con il 6+1 titolare, per la BCC Castellana Grotte fuori De Togni (che era in forte dubbio già dalla vigilia) e dentro Scopelliti. Il primo set è una girandola di emozioni, si va punto a punto fino ai vantaggi con i padroni di casa più organizzati in difesa e con un muro più incisivo rispetto ai pugliesi. Alla fine la spuntano i toscani per 30-28. Nel secondo set gli ospiti provano a scappare via dall’inizio, ma vengono ripresi subito. I ragazzi di Tofoli pagano l’eccessiva fallosità in tutti i fondamentali: attacchi fuori, ricezione che traballa, poco reattivi in difesa e battute poco efficaci. Siena mette la freccia e accelera e, nonostante un tentativo di aggancio di Castellana sul finale di set, si aggiudica anche il secondo parziale per 25-23. Anche nel terzo set i pugliesi partono in vantaggio portandosi sul +5 e questa volta, complice una Siena un po’ distratta che tiene botta solo con i centrali, riescono a portarsi a casa il parziale per 25-21. Il quarto set parte con una novità: Michele Fedrizzi in campo al posto di Maruotti. Hernandez fa il bello e il cattivo tempo e passa dall’essere trascinatore al buscare sonore stampate a muro (anche perché di là non c’è “Ciccino d’Avane” cit. Il Magro) e poi ancora trascinatore, così in loop per tutto il set fino alla vittoria della Emma Villas, che così allunga in classifica su Castellana. MVP della partita il cubano, cercato molto da Marouf nell’ultimo parziale con ottimi risultati, anche se vorrei segnalare la grande prestazione di Andrea Giovi sia in ricezione (dove ha chiuso con un 62% di ++) che in difesa.

A questo punto potremo dire che La Sorellanza porta bene a Siena, passando pure dalla vittoria da 2 punti a quella piena da 3.

Concludo con qualche annotazione personale, come sempre:

-bellissimo lo spicchio di palazzetto che a ogni match viene dedicato ai piccoli pallavolisti, ieri tutto in arancio.

-capisco che Wlodarczyk, come tutti i polacchi, abbia un cognome che pare un codice fiscale e sbagliare la stampa sia un attimo (Vibo insegna) però se mi scrivete Wlody io, che ho una mente contorta, sto tutto il tempo a pensare a Woody di Toy Story.

-qua ci coccolano con il braccialettino dell’hospitality (segnalo una pappa col pomodoro buonissima) e siccome prossimamente sarò in altri campi della Superlega vorrei lanciare un messaggio: “Meno esultanze sui tavoli, più cibo per la tribuna stampa”.

Grazie come sempre a Chiara, Gennaro e a tutto lo staff della Emma Villas per la disponibilità.

Perugia-Trento, l’infinita Bellezza

Credo che adesso io lo possa dire: in tempi non sospetti, ovvero alla chiusura del mercato a luglio, dissi che secondo me le due squadre che si sarebbero giocate lo scettro di Campioni d’Italia erano Perugia e Trento. Poi una gestione “scellerata” della regular season da parte di entrambe, la prima perché è stata un rullo compressore e la seconda perché ha viaggiato a carburazione magra, ha fatto sì che si incontrassero in semifinale. La vigilia di questa gara 3 è stata caratterizzata da un’ombra sul sestetto titolare della Sir perché, nonostante le rassicurazioni da parte di De Cecco stesso e della società sulle condizioni fisiche del giocatore, coinvolto in un incidente stradale lo scorso giovedì, un po’ di dubbi sul suo utilizzo e sulla sua tenuta c’erano. Di fatto l’unica esclusione eccellente è stata quella di Vettori in favore del giovane Teppan, scelta che poi si è rivelata azzeccata (ma va sottolineato che l’opposto emiliano soffriva di problemi alla schiena da poco prima del match di Champions di mercoledì a Civitanova).

Si parte in un clima infuocato, ma si sa ormai che il PalaEvangelisti è e sarà sempre così per tutti; in più, se durante gara 3 di quarti contro Ravenna si è scomodata la TV austriaca per seguire Berger, oggi abbiamo il team Redbull per un docufilm su Zaytsev (non me ne vogliate, ma gli ho fatto i complimenti sinceri per la genialata del trasferello). Inizia la partita e potrei fare una cronaca dei momenti chiave, snocciolare numeri e statistiche e scrivere il nome del mvp, ma non ci sono parole o numeri che possano descrivere la bellezza della partita, va vista e basta perché è stata uno spot bellissimo per questo sport, che paragono per emozioni e qualità soltanto a gara3 delle semifinali playoff del campionato 2014/2015, sempre fra loro due, sempre al quinto, quella del “debutto” nell’alta società dei playoff di Giannelli (e che debutto!).

Soprattutto, mi perdonerete se non mi vedrete mai fare fredda cronaca, questo perché fortunatamente mi faccio prendere dalla bellezza dei gesti tecnici e tattici, e preferisco godermi la sfida che perdermi ad appuntarmi numeri. Non c’è stato un singolo giocatore che abbia fatto storcere il naso perché magari non ha reso quanto ci si aspettasse, in alcuni momenti della partita si potrebbe accusare i centrali di Trento di essere stati un po’ ingenui con il muro a opzione sui primi tempi per venire puntualmente infilati dalla pipe, ma con uno come De Cecco non puoi fare muro a lettura: De Cecco non si legge, punto.

I numeri finali condannano Trento in ricezione, ma sono anche sinonimo di grandi cojones per essere riusciti a portare lo stesso la partita al quinto (a proposito di cojones: se ve ne avanzano un paio Anzani gradirebbe visto che, immolandosi in difesa, li ha lasciati sul mondoflex). Parlando dei singoli, Giannelli lucido e preciso con pochissime sbavature, Russell tornato a pieno regime in attacco e con un’ottima tenuta in ricezione, Colaci che giganteggia e assoluto padrone della seconda linea perugina. I due allenatori si sono studiati e, se in gara 2 Lorenzetti aveva preso spunto da Bernardi spostando Giannelli in 4, in questo match Lollo Bernardi si è “Angelizzato” sostituendo Atanasijevic con Berger durante la P1 per togliere sì Russell dalla ricezione, ma soprattutto per avere un attaccante puro da posto 4.

E’ una serie giocata in perenne equilibrio tra genialità e tatticismo, impagabile per qualità e pathos. Significative le parole iniziali di Lorenzetti ai microfoni di Raisport: “Siamo al limite estremo”. Non sappiamo se sia vero, di sicuro questa Trento ha tirato fuori nelle settimane clou della stagione molto di ciò che aveva latitato in Regular Season: intraprendenza tattica, competitività, convinzione. Alla luce di quanto accaduto resta – forse – più squadra da one shot che da serie lunga, il rendimento è sempre troppo ad elastico e le difficoltà di tenuta in seconda linea sono evidenti, ma nessuno come la Diatec ha il potere di restare aggrappata al proprio agonismo, tentando sempre di superare il suddetto “limite estremo”.

Ci siamo divertiti. Ci divertiremo.

Intro(spettiva) di Coppa

Spesso mi chiedo chi me lo faccia fare di perdere tempo, energie e soldi per progetti come questo. Rinunciare ogni volta alle ferie perché ci sono da organizzare trasferte lontane per i play-off, la F4 di ChampionsLeague a Roma, la World League a destra e a manca, i Mondiali, il tutto da incastrare con un lavoro e quindi con richiesta di permessi. Sperare che la Lega anticipi partite lontane da me al sabato per non dover prendere ferie a lavoro. Ogni volta che amici ti propongono un weekend fuori stare lì a studiare il calendario perché non capiti in una giornata particolarmente interessante e non sempre con risultati positivi, tanto che ti ritrovi alle 18 di una domenica in un hotel a Madrid a cercare un modo per vedere RaiSport (grazie Sil, preziosa come sempre). Cercare di far incastrare la Superlega con la squadra di A2 della mia città e con le “mie bimbe” di prima divisione, senza mai rinunciare alla possibilità di andare a vedere amici che giocano in serie minori o nel campionato Uisp. Tempo, energie e soldi che credi di spendere bene fino a che, ogni santissima volta, non vedi gente che fa un centesimo di te per questo sport ed è comunque sempre un passo avanti a te.
Poi però entro in un palazzetto vuoto, mi siedo a bordo campo e lo osservo riempirsi piano piano e tutto è più chiaro. Penso che gioco a pallavolo da 30 anni e ancora mi diverto come il primo giorno, penso a tutte le belle persone che ho conosciuto grazie a questo sport, ai rapporti sinceri che sto costruendo adesso e che sicuramente dureranno nel tempo. Penso all’emozione di un mio ex compagno di squadra che, dopo anni di militanza in A2, si commuove e piange come un bambino con in mano il trofeo della Coppa Italia Misto Uisp in un palazzetto di Rimini. Penso al nodo in gola che mi viene ogni volta che vedo il rapporto meraviglioso che ha Atanasijević con i suoi tifosi. Mi emoziono per una diagonale stretta di Kovacević col muro a tre, per un palleggio di De Cecco, per una pipe di Leon, per un muro a uno di Zaytsev, per un primo tempo schiantato nei tre metri di Simon, per una difesa di Colaci. Sono felice di vedere giovani di talento buttati nella mischia di un campionato come il nostro e uscirne fuori con un carattere che non ti aspetteresti mai, giovani come Giannelli, Argenta e Giuliani. Penso a quanto io sia fortunata di poter passare del tempo a chiacchierare con ex giocatori che hanno fatto la storia del volley, con direttori sportivi, procuratori e tutti quelli che vivono di questo. E alla fine, quando ormai il palazzetto è pieno, tutto è chiaro: è l’amore per la pallavolo il motore di tutto. E come ogni storia d’amore ci sono i momenti belli e quelli brutti, i dubbi, la tentazione di mollare pur di non scendere a compromessi, i pianti e i sorrisi, i tradimenti e le promesse di amore eterno, le litigate e fare la pace, i progetti e le delusioni. Ecco che la domanda finale è “rinunceresti mai a una storia d’amore?” e la risposta è immediata e sicura.

“No”.

Simona Bernardini