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Modena Capitale, Perugia Bene o Male, anche.

Non vi voglio ammorbare con numeri e statistiche. Non ha senso per questo tipo di partita. Potrebbero collocarmi faziosamente da una parte come dall’altra, sia nel caso in cui dicessi che Perugia non vince contro Modena da ben 14 partite (contando anche l’amichevole del torneo di Gubbio, che per i Sirmaniaci, credetemi, CONTA), sia se facessi notare che tanto a questo punto dei giochi a Perugia non importa, guarda tutti dall’alto di un primo posto assicurato in Regular Season.
A discapito della mera statistica, conta tutto per chi è in campo e sugli spalti.

Modena viene da uno di quei periodi neri come la pece, in cui una sola catastrofe è l’inizio di un domino alla cui fine c’è Fabio Donadio che si toglie la giacca di Team Manager per rimettersi la divisa del libero. La Modena che il 17 dicembre 2017 aveva sconfitto Perugia tra le file del PalaEvangelisti era carica e diversa, al netto delle catastrofi e degli infortuni.
Per Perugia, invece, quant’è bella questa giovinezza di prospettive. E non è nemmeno vero che del doman non c’è certezza, perchè con due trofei stagionali nella bacheca di Gino Sirci, che non avrà vinto quanto Osmany Juantorena ma ce ne faremo tutti una ragione, forse non la certezza, ma il profumo di un triplete nell’aria si potrebbe cominciare a sentire

Eppure con Modena non riescono a spezzare la maledizione, e anche se per il momento la matematica è dalla loro parte, ci sarà un giorno in cui la matematica lascerà spazio al destino, grato o infame che dir si voglia. Ci sarà un momento in cui il lavoro sporco andrà fatto dalla parte di campo perugina, che nel particolare caso delle scorsa domenica non è riuscita ad approfittare del calo modenese nel secondo e quarto set. Portati al tie break per ballare tutti una splendida “paranza della battuta sbagliata”, e poi subire tantissimo da parte di Holt e Urnaut, MVP di grande merito. Anche i 30 punti di Atanasijević, l’opposto che vorrei se fossi ancora una palleggiatrice e l’opposto che Luciano De Cecco si merita, non sono riusciti a finalizzare il risultato. E nemmeno la spettacolarità di Max Colaci in difesa, Max che ha un viso diverso da quando gioca a Perugia, con la voglia di battere a tappeto quel campo che sprizza da ogni poro. Poco male Zaytsev e Russell, mai decisivi ma neanche indifferenti.
Dalla parte gialloblu un ottimo Bruno in distribuzione e difesa, granitici a muro i centrali Holt e Bossi, di cattiveria il giovane Argenta in posto 2 e un eccezionale Tine Urnaut, costante durante tutto il match. Ngapeth pervenuto come RDS nel Basso Polesine, a tratti.

Non sappiamo, a questo punto quando sarà il momento decisivo fra le due squadre, perchè nel gioco dei playoff o vinci o muori, sappiamo solo che quando arriveremo quel momento e se quel momento sarà una finale la soluzione per Perugia è solo una, per Modena invece 15, 16 o 17.

La Sorellanza

Photo Credits: Modena Volley

Gnammy Awards 2017

Sette premi per celebrare il meglio e il peggio del 2017.

La Sorellanza è lieta di presentare la seconda edizione dei Gnammy Awards, i riconoscimenti annuali volti a celebrare chi, nel mondo della pallavolo, si è distinto per le qualità più diverse, non necessariamente tecniche ma tutt’altro che trascurabili.

Il processo di selezione dei vincitori prevede il coinvolgimento dei fidatissimi lettori della Sorellanza e avrà il suo culmine con la consegna di una bottiglia di prezioso olio di zio Franco ai vincitori.

La redazione della Sorellanza ha nominato 3 protagonisti per ogni categoria.  Voi, fidati lettori, siete chiamati ad esprimere la vostra preferenza attraverso i sondaggi che troverete in questo articolo. Potete esprimere la vostra preferenza da martedì 12 a lunedì 25 dicembre. I vincitori saranno svelati martedì 26, in occasione dell’ultimo turno del girone di andata di Superlega.

Per la consegna del prezioso olio abbiamo chiesto un preventivo al Dolby Theater di Hollywood, qualora non dovessimo trovare l’accordo ci occuperemo di recapitare personalmente il premio con il metodo porta a porta. Saremo sempre più gradite di un promoter Kirby.

Grandma’s persecution

I pranzi dalla nonna. Quelli belli, quelli che se non ti sei magnato sette piatti di lasagne non vale, perché poi parte l’interrogatorio in stile Guantanamo e il sospetto grandmaterno sul patimento della fame infrasettimanale si ingigantisce. Se la domenica non c’è la nonna a metterti sotto torchio, siamo noi a preoccuparci per questi tre centralini rocciosi come un Mikado immerso nel té.

Photo Credit: Daily Volley, Modena Volley, Pallavolo Padova

“A volte ritornano”

Come nel libro di racconti di Stephen King, ecco tre ritorni eccellenti nel nostro campionato. Involontari protagonisti di innumerevoli fan fiction e di altrettanti svariati melodrammi che ci hanno accompagnato nell’ultimo decennio. A voi decidere se esserne spaventati o felici.

Photo Credit: Margherita Leone, Fantavolley, Pallavolo Padova

Viaggi del Ventaglio

Tempo d’estate (non ora), tempo di vacanze, resort principeschi, aperitivi a bordo piscina, beach volley di contorno e abbronzatura Carlo Conti. Le stelle della movida 2017, quelle che hanno dominato la bella stagione, sono i tre martelli rimasti a riposo – più o meno volontariamente – dall’impegno azzurro. (Ndr: la redazione declina ogni responsabilità in merito agli sponsor immortalati nell’immagine)

Photo Credit: Osmanijp5, Alessiaknight, Beach Volley Marathon

Zoolander

Belli, belli in modo assurdo”. Come poter altrimenti definire gli adoni protagonisti della categoria più avanguardista degli Gnammy 2017? Capello scolpito da barbieri in trip allucinogeno, scriminatura A14 a tre corsie, taniche e taniche di gel, tatuaggio prorompente, fughe dal palazzetto con il proprio cartonato sotto braccio. Eccoli, gli stilosi, i fighissimi senza portafoglio, gli gnocchi senza giovedì.

Photo Credit: LPR Piacenza, Daily Volley, Bonalorephotos

Tappo di Sughero

L’ambito premio che chiude la botte piccola mette in competizione quelli che a nostro avviso sono stati i tre “diversamente nani” migliori dell’anno. Diversamente, perché nella quotidianità surclassano in ogni caso i comuni mortali nella lotta allo scaffale più in alto; nani, perché legittimano con la bravura il loro posto in un mondo dei giganti.

Photo Credit: Daily Volley, Serena Campagnola

Wannabe Pedro Pascal

Questa categoria nasce come omaggio alla manzitudine conclamata e devastante del detective Javier Peña di Narcos. Ci è parso logico che anche i nostri eroi volessero esprimere il dovuto riconoscimento allo statuario attore cileno, copiandogli paro paro i proverbiali baffi sfoggiati durante la serie. Peccato che, a conti fatti, l’esperimento risulti più vicino a un Maurizio Costanzo d’annata. O, alla meglio, al commesso de “Il paradiso delle signore”.

Photo Credit: Powervolley Milano, BonaLore Images, Lube Volley

Capo Ultrà

Nick Hornby è uno a cui piace molto stilare classifiche (31 Songs); è anche uno che ama il calcio, amore che lo spinse, venticinque anni fa, a scrivere Fever Pitch, manifesto della sua passione viscerale per l’Arsenal che si intreccia, metaforicamente e psicologicamente, con la sua vita personale. Che c’entra? C’entra, perché ogni volta che categorizziamo, classifichiamo e analizziamo il fanatismo nei confronti della pallavolo c’è un po’ di Hornby in ognuno di noi. E ce n’è un po’ nei tre giocatori/trascinatori di folle più sanguigni della Superlega.

Photo Credit: Sir Safety Perugia, urosh_dom, Margherita Leone

La Sorellanza

Ravenna-Vibo, wannabe Santiago

Sabato sera siamo state per la prima volta ospiti al Pala De Andrè di Ravenna, che ci ha accolte nella semicupola per la sfida contro la Tonno Callipo Calabria Vibo Valentia di Lorenzo Tubertini. A tal proposito ci teniamo a ringraziare Vincenzo Benini, Marco Bonitta e tutto lo staff della Bunge per la disponibilità, la cortesia e la splendida accoglienza riservataci.

Venendo alla cronaca, apprendiamo subito che Ravenna si trova in emergenza sulla diagonale di posto 4; assenti Marechal e Tiziano Mazzone, Fabio Soli opta per Raffaelli a far compagnia a Poglajen, l’inamovibile diagonale Orduna (anche lui con un problemino a un dito della mano sinistra)-Buchegger, la coppia di centrali DiamantiniVitelli e la mosca Goi libero. Vibo risponde con la formazione tipo: diagonale CoscionePatch, martelli AntonovLecat, in mezzo CostaVerhees e Marra a presidiare la seconda linea.

I calabresi partono con maggiore sprint e tengono testa ai padroni di casa per tutto il primo set, prima di subire la rimonta della Bunge grazie a un turno di battuta di Orduna che riporta il parziale sul punto a punto. Santi che, nella sua distribuzione, si dimentica Raffaelli, forse temendone l’impatto iniziale sulla partita, mentre Coscione al centro fa 100% con Deivid Costa ma non vede Verhees. Sul finale però Vibo tiene, portandosi a casa il set 25-23.

Nel secondo i romagnoli rovesciano la tovaglia e si prendono in mano il punteggio; è su una breve parità iniziale che sale in cattedra Santiago Orduna, forse indispettito dall’eccessiva tolleranza della direzione di gara sulla qualità dei palleggi di qualche fuori ruolo, diciamo così, un tantino avventato, come quello che Antonov sfodera nel mezzo di uno degli scambi più divertenti della partita, scambio condito da un salvataggio di piede di Santi e terminato ignobilmente con una disattenzione della retroguardia ravennate, che lascia cadere un innocuo pallone a metà campo.

Il regista italo argentino, in ogni caso, comincia a crear scompiglio e deliziar la platea a suon di variazioni e riequilibrando salomonicamente la distribuzione sugli esterni, tra i quali emerge Poglajen, che mette la definitiva freccia con un doppio ace sul finale. A nulla serve la contromisura di Tubertini (fuori Lecat per Massari), con l’ex Modena che si presenta sul palco con un attacco out e uno stampo subito a muro.

In tutto questo noi veniamo distratte un attimo dalla mascotte della Bunge che, a metà parziale, sfodera uno striscione – poi riproposto nella foto di gruppo post match – che recita “La Marziania non è reato”. Qualcuno ci illumini, siamo curiose.

Il terzo set sancisce l’asse individuale padrona di questa partita: il già lodato Santiago e Cristian Gabriel Poglajen, che dà concretezza all’attacco e dai nove metri battezza nuovamente la seconda linea di una Vibo sempre più spenta. Il parziale si agita un tantino su un discusso videocheck che attesta il tocco dell’asta da parte del muro Callipo e smentisce la sicurezza dell’occhio nudo umano, che avrebbe giurato sull’impatto precedente della palla. Si scaldano gli animi e ci ghiacciamo noi, che diamo le spalle alle porte spalancate del palazzetto e mai come in questo momento sognamo le proverbiali stufette di Curitiba.

Alla festa si aggiunge un Buchegger sempre bello e concreto, ma ci sentiamo in dovere di dargli un piccolo consiglio: se proprio proprio non vuole usare il gel (il che è un gran peccato, perché il suo compagno di squadra Gutierrez potrebbe suggerirgli 101 modi di scolpire i capelli) sarebbe utile invertire l’ordine dei suoi riti più o meno scaramantici, ovvero: prima pettinarsi, poi pulirsi la suola delle scarpe. Così evita il passaggio intermedio sulla maglia.

Che Vibo sia quasi uscita dal campo lo constatiamo sull’11-9 Ravenna, quarto set. Qui, di fatto, finisce la partita. Un primo break di 4 punti sul servizio di Poglajen, poi un sanguinoso parziale di 4-14 subito dalla Tonno Callipo che porta il bottino pieno alla Bunge e un po’ di gloria a Giacomo Raffaelli che, come uno Zaytsev qualsiasi in una semifinale olimpica, benedice a turno tutti i ricevitori calabresi e mette la ciliegina sulla torta di una prestazione più che dignitosa.

Capitolo MVP: al di là dell’ovvio (il premio è andato a Poglajen, oggettivamente determinante) confermiamo che a Santiago Orduna vogliamo molto bene. Il titolo di migliore in campo ci sarebbe stato anche per lui, per le sue splendide aperture in 1-2 e per la capacità tattica di cambiare in corsa una distribuzione iniziale troppo monocorde. A pelle – e a fatti – la Bunge pare un bel gruppo, capace di sopperire alle assenze e alla partenza diesel con un’ottima gestione corale. Rimandiamo invece la Tonno Callipo a prestazioni più pugnaci sul piano dell’agonismo, che abbiamo visto affievolirsi man mano, e dell’ordine in campo non sempre impeccabile.

La Sorellanza

Photo Credit: Margherita Leone

Il calendario della Sorellanza

Ogni volta le domande sono sempre le stesse: “Quando gioca la prossima partita Perugia?” “Quale partita danno in diretta domenica?” “La Lube ha una partita in meno? Però ha già giocato un anticipo, mi sembra“. Ed ogni volta, per avere delle risposte, ci tocca aprire il sito di ultima generazione della LegaVolley e metterci a scorrere per cercare le informazioni di cui abbiamo bisogno.

Abbiamo pensato tanto ad una soluzione alternativa. Per ora, con gli strumenti a nostra disposizione, la soluzione ottimale consiste in un Google Calendar.

Per sincronizzarlo sui vostri dispositivi basta pigiare su “+ Google Calendario” in basso a destra. Mentre per la sincronizzazione su iCalendar il link è questo: https://calendar.google.com/calendar/ical/k63iq631ag1vcs9c31e8artpe4%40group.calendar.google.com/public/basic.ics.

In questo calendario troverete tutte le partite di SuperLega UnipolSai, gli eventi con la (D) iniziale corrisponderanno alle partite scelte dalla Rai per la diretta e nella descrizione troverete canale e telecronisti. Purtroppo non abbiamo ancora il dono della preveggenza quindi questo calendario sarà allineato a quello che troverete sul sito della LegaVolley ma con la comodità di averlo già sincronizzato nell’agenda del vostro smartphone.

Ci rendiamo conto di quanto sia spammoso un calendario del genere sempre visibile sulle vostre applicazioni e per questo vi spieghiamo anche come annullare la visualizzazione. Una volta sincronizzato il calendario, potrete eliminare dall’agenda gli eventi del nostro calendario togliendo la spunta a “SuperLega – La Sorellanza Blog” nella lista dei vostri calendari.

Per qualsiasi problema o suggerimento non esitate a lasciarci un commento o qui sul blog o sui nostri social, vi risponderemo appena possibile.

La Sorellanza

Poteva essere Davide invece è stato Golia

Entro al PalaPanini quando è ancora vuoto, mi preparo per vedere una bella partita di Superlega quando all’improvviso fa il suo ingresso in campo l’Azimut Modena, ma soprattutto Max Holt, che con i suoi leggings bianchi mi fa sorgere il dubbio di non essere nel tempio del volley, ma al teatro Bol’šoj di Mosca. Mi guardo in giro in cerca di conferme o di smentite, fortunatamente scorgo Giani e Stoytchev parlare vicino alla panchina che ristabiliscono l’ordine delle cose.

Inizia la partita.

Modena schiera Bruno-Sabbi, Ngapeth-Van Garderen, Holt-Mazzone e Rossini. Milano risponde con Daldello-Nimir, Cebulj-Schott, Piano-Averill e Piccinelli. Fin dalle prime battute si capisce che il prescelto dei modenesi come bersaglio in ricezione sarà Schott, vita natural durante; effettivamente il tedesco patisce in questo fondamentale tanto da costringere Giani a sostituirlo verso la fine del set con Klinkenberg (che poi resterà in campo tutta la partita). L’altro notevole evento di giornata si sostanzia nell’inaugurazione della caccia alla volpe, con Sabbi nel ruolo della povera preda cecchinata da un servizio di Cebulj destinato a uscire. Il set si chiude 25-19 per i gialloblù, mai in particolare difficoltà, nonostante i timidi cenni di reazione da parte di Milano dalla seconda metà del parziale, soprattutto al servizio con il solito bombardiere Nimir a fare pentole e coperchi.

Il secondo set inizia con Klinkenberg che eredita suo malgrado il bersaglio di Schott sulla battuta di Modena, con però una sostanziale differenza di tenuta – in positivo – da parte del belga. Non ha la stessa sorte la ricezione di Modena, che invece crolla sotto i bombardamenti dai nove metri della Revivre e a farne le spese è Totò Rossini, che lascia il match per Tosi. Nonostante una bomba tirata sui quattro metri in parallela per mano di Ngapeth da posto 2 che fa tremare il palazzetto, i ragazzi di Stoytchev non riescono a ribaltare il set, che si chiude 25-21 a favore di Milano.

Il terzo parziale inizia con entrambe le parti di campo pervase da un caos primordiale, tanto che pare udire un unico coro dagli spalti: “Che confusione, sarà perché ti amo”, cantavano i Ricchi e Poveri. Al fine di nobilitare la tenzone, Bruno decide di voler alzare tutto in palleggio, anche le palle che viaggiano a trenta centimetri da terra: entra in scivolata e via, precisa in banda. Daldello invece viaggia sul filo del fallo di doppia da inizio partita e infatti iniziano ad arrivare le sanzioni da parte di Saltalippi. Nelle fila della Revivre dal primo set fa capolino in campo il rientrante Fanuli, così Sabbi, non essendo a conoscenza del recupero del libero milanese e essendo lui uno preciso, tenta di decapitare per compensazione il secondo Piccinelli, in modo tale da ristabilire l’equilibrio della conta infortunati in casa meneghina. Tra un delirio e l’altro il terzo set finisce nelle mani dei padroni di casa per 25-21. Da segnalare il doppio ace subito per mano di Nimir da Van Garderen che, dopo aver provato sul primo un improbabile bagher ad altezza caviglie, decide di fare un mezzo passo indietro sulla successiva battuta. Consigliamo di dotarlo di auricolare come Ambra ai tempi di Non è la Rai, e magari a fine partita piazzarlo su uno sgabello a riproporre il celeberrimo “Cosa ho nello zainetto?” sfidando gli abbonati del Palapanini.

Il quarto parziale è quello più lottato, con gli ospiti che se lo aggiudicano ai vantaggi 28-26. Molti gli errori in battuta da entrambe le parti e memorabili momenti di posizionamento bizzarro in campo, tanto che a un certo punto Bruno si ritrova ad attaccare in posto 4. Il set va in archivio con un errore di Sabbi in attacco, ma a sua discolpa c’è da dire che la sbagherata in secondo tocco di Tosi, più che per lui, era destinata a uno spettatore dei centralissimi, precisamente posto 52.

Inizio ad avere fame, tanta, ma la curiosità di vedere come finirà il match vince su tutto. L’inizio del tie-break non è dei migliori, sembra quasi che le due squadre si siano accordate su “la perde chi per primo tira una battuta in campo”. Nel momento in cui si comincia a fare sul serio, all’improvviso, nel tentativo di recuperare una palla piomba un Sabbi sul mio tavolo di tribuna stampa e, vuoi per la fame, vuoi per avergli visto il lato b mentre si sistemava la maglia nei pantaloncini un paio di set prima, nella mia testa c’è solo l’immagine di lui come Samantha in Sex And The City, steso sul tavolo e ricoperto solo di sushi, e non capisco più nulla. Mi desta da questo torpore il sonoro muro di Holt, che chiude la partita a favore dei padroni di casa per 15-11.

Mvp Earvin Ngapeth, ma devo confessarvi che in realtà avevo votato il coro per Cebulj dei tifosi milanesi sulle note di Ufo Robot. Geniali.

Simona Bernardini per la Sorellanza

Otto partite per sette fratelli – Il Musical

Poi dicono che ad uno passa la voglia… si, certo. Che lo vadano a dire ai 5000 di ieri al PalaPanini se gli era passata la voglia. O a tutti quelli che hanno seguito la diretta su Rai Sport 1. A chi si è tenuto libero appositamente per la sfida tra Azimut Modena e Cucine Lube Civitanova. Dicono che ad uno passa la voglia dopo sette partite, dopo una serie che si trascina dai playoff scudetto della scorsa stagione. La voglia non passa, credetemi. Non passa soprattutto a Modena.

È tutto pieno, colmo, mi piace definirlo strabordante il PalaPanini in queste particolari occasioni. Certo, la risposta del pubblico c’è sempre, ma per i big match è particolare. Assordante già dal riscaldamento delle squadre: quando cominciano ad arrivare i tifosi biancorossi e a prepararsi per la battaglia sugli spalti, quando dall’altra parte apportano le ultime modifiche alla coreografia prima di iniziare.

Poi dicono che dopo sette incontri le formazioni le conosciamo. Quella della Lube meglio, non è cambiata molto rispetto alla scorsa annata. Diagonale Christenson-Sokolov, posti 4 Juantorena-Sander (una delle poche novità), al centro Cester-Candellaro, libero Grebennikov. Allenatore Giampaolo Medei (l’altra novità). Quella di Modena è cambiata invece, non per fama. Diagonale Bruno-Sabbi, posti 4 Ngapeth-Urnaut, al centro Holt-Bossi, libero Rossini. Allenatore Radostin Stoytchev (“e vaffanculo!”, il francesismo è richiesto da lui, non me ne vogliate).

Comincia forte il primo set: equilibrato fin dai primi punti, ma dove subito si percepisce la voglia di lottare su ogni palla, perché alla fine le formazioni in campo sono quelle che sono, non di certo lí per divertirsi. Un appoggio in bagher all’indietro di Bruno per Sabbi che schianta il pallone in mezzo al muro, un aquilone di Sokolov su un gioiellino di Christenson (se la sottoscritta fosse stata al posto dell’hawaiano lo avrebbe preso per il collo e buttato nel brodo, come si suol fare con i polli in autunno) e qualche salvataggio in difesa degno di nota mi fanno pensare che non soddisferò in fretta la mia fame. E l’hanno pensato tutti, non solo io. Il set si chiude di poco scarto, 25-21, a favore dei padroni di casa che hanno fatto la differenza al servizio mettendo a segno ben 4 ace a discapito dei marchigiani. Sulle percentuali di ricezione lascio la parola al secondo set, per il quale servirebbe una pagina PDM appositamente dedicata.

Nonostante non abbia visto il palleggiatore statunitense della Lube nella sue migliori condizioni in fatto di distribuzione, la percentuale in attacco dei marchigiani sale. Anche se mi ricredo un attimo su un appoggio velocissimo per Cester che porta le squadre sul 10 pari. Per chi non l’avesse visto poi, per la serie “wow che spettacolo e non riesco a dire nient’altro” vi segnalo da rivedere il punto dell’11 pari ad opera dei modenesi. Bello, ma bello bello (semicit.). Fa la differenza il servizio anche questa volta, con due ace ad opera di Sokolov e Sander. E fa la differenza Juantorena, che si prende sulle spalle il set. Vi avevo promesso delle PDM: 0% in ricezione di Grebennikov e 7% in ricezione perfetta di Ngapeth. Mi sarebbe piaciuto andare a giocare lo 0 di Grebennikov al Superenalotto se fosse stato possibile, ma tant’è.

Se il terzo set ha fatto arrabbiare Stoytchev, non avete idea di quanto abbia fatto arrabbiare me. Perché, suvvia, era un punto a punto continuo. Un equilibrio devastante. Il doppio muro di Maxwell Holt sul 14 pari. Insomma, eravamo lì. È che “el hombre” ha deciso di prendersi la responsabilità, nonostante l’arbitro abbia messo in dubbio per qualche secondo la sua investitura di capitano. Scuse accettate, si va avanti. È una pipe devastante di Sander a portare la Lube sul set point. Che poteva essere match point, in tranquillità. Perché poi, nonostante il vantaggio del quarto set, per i padroni di casa non ce n’era più. “Non abbandonarmi la partita” ha detto Stoytchev in faccia a Ngapeth, ma dopo quattro murate era tardi.

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Credits: Modena Volley Official Page

Potrebbe quindi rimanerci impressa la bellezza del PalaPanini, Stoytchev che scuote Bruno dopo un meraviglioso primo tempo, la prima esultanza di Tine Urnaut sotto la Curva Ghirlandina. E invece, l’unica cosa che ci rimane impressa è il dominio della Lube nel finale di quarto set. Sono stati bravissimi anche stavolta, anche stavolta che non era più facile delle altre, anche stavolta che dovevano rialzarsi dopo una brutta sconfitta sul campo di Latina.

Poi dicono che ad uno passa la voglia. Io ho già voglia di vedere come andrà la nona.

 

Letters to Juliet, la SuperLega a Verona

La giornata inizia con le solite imprecazioni causa treni regionali in ritardo che ogni volta rischiano di farti saltare le coincidenze. Fortunatamente il macchinista del treno è un pilota di Formula1 mancato e riesce a recuperare buona parte dei ventisei minuti di ritardo. Espletate le funzioni di rito per chi viene a Verona, ovvero toccare il seno alla statua di Giulietta, mi dirigo verso l’AGSM forum sotto una pioggia torrenziale.

Trasferta bagnata, trasferta fortunata. Per me lo è stata sicuramente, anche e soprattutto grazie all’opportunità e alla disponibilità della BluVolley Verona, che ringrazio nuovamente. Purtroppo per i padroni di casa lo è stata anche per la Sir.

Iniziamo col dire che bisognerebbe rivedere il colore delle maglie da riscaldamento della Calzedonia, vestita di diverse tonalità di giallo che fa molto pièce teatrale di “Cinquanta sfumature di limone” (il colore) patrocinata dal dottor Gibaud, considerata l’elevata percentuale di giocatori veronesi fasciati. Non a caso, Mitar Djuric è ancora fuori per infortunio.

“Cinquanta sfumature di limone”

Verona parte dunque con Spirito-Stern, Pajenk-Birarelli, Maar-Jaeschke, Pesaresi, mentre Lollo Bernardi punta sulla formazione tipo: De Cecco-Atanasijevic, Podrascanin-Anzani, Zaytsev-Russell, Colaci.

Il primo set si apre con un evento eccezionale: una doppia di Luciano. Nonostante questa piccola défaillance, il palleggiatore argentino fa girare bene la sua squadra mettendo in difficoltà i centri di Verona, che si trovano così quasi sempre in ritardo a muro. Dall’altra parte Spirito prova a fare lo stesso, ma la Sir opera una guardia altamente organizzata, toccando quasi tutti i palloni. Molto bene il regista ligure con le pipe, a tratti bravissimo in finta. Talmente bravo che a fine set frega pure Stern.

Il primo parziale si chiude 25-16 per gli umbri; da segnalare l’ottimo ingresso di Shaw, che si presenta con un muro tetto a uno e un attacco di prima intenzione su una palla vagante a filo rete.

All’alba del secondo set pare doveroso soffermarsi su un particolare inquietante: i baffi di Aaron Russell. Probabilmente questo nuovo look influenza la sua percezione delle misure del campo visto che in più occasioni si toglie dalla ricezione valutando erroneamente il servizio avversario, che puntualmente cade in campo. Nonostante il crollo in seconda linea rispetto al primo parziale, Verona pare più organizzata e lotta punto punto, trovandosi anche in vantaggio in più occasioni. Poi però sale in cattedra Atanasijevic (votato MVP dell’incontro) che si carica sulle spalle la Sir e, nonostante un tentativo di sopprimere Colaci andando a difendere una palla a caso, in attacco e soprattutto al servizio (con tre ace consecutivi) ribalta la situazione, portando Perugia avanti di due set con il parziale di 25-21.

Quando per Halloween decidi di travestirti da Taylor Sander olimpico.

Il terzo atto si apre con una novità in casa Verona: Manavi al posto di Maar. Come nel set precedente, Verona tiene bene nella prima metà, soprattutto grazie alla bella intesa tra Spirito e Pajenk. Il cambio in banda per gli scaligeri non porta però i benefici sperati da Nikola Grbic, che sul 14-20 ributta in mischia il canadese sperando di averlo scosso, ma il suo ingresso non fa altro che proseguire il bagno di sangue della ricezione gialloblù. Si fa ormai tardi per raddrizzare la partita, 25-19 Sir e fine dei giochi.

Da segnalare il primo arbitro Goitre che, probabilmente deluso per non aver mai ricevuto richiesta di videocheck da parte di Atanasijevic, decide di fare da sé chiedendo la verifica su un servizio in-out di Spirito.

In una giornata che ha largamente rispettato i valori di forza in campo, vorremmo chiudere rivolgendo un pensiero e un fortissimo abbraccio alla famiglia di Giuseppe Costantino, scomparso ieri per un malore poco prima dell’inizio di Lube Civitanova – Bunge Ravenna.

La Sorellanza