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Mondiale in Cornice: epilogo

Nelle puntate precedenti…

CROSSROAD

Italia – Wishlist (Yield, 1998)


Ho recentemente incoronato
Yield come mio album preferito da macchina, specie quando mi trovo in un determinato punto dell’Adriatica, appena fuori Ancona Nord. C’è un tratto in cui purtroppo non c’è spazio per fermarsi, un panorama che mostra il porto, tra le colline. Ultimamente percorro quel tratto molto spesso e se sto suonando Yield faccio abbastanza pace con il mondo.

Non ricordo la fonte (perdonatemi), ma qualcuno scrisse che Yield è un grande disco da viaggio in auto. Sono sostanzialmente d’accordo e aggiungo che Yield è un grande disco da viaggio con un tocco di epicità; quella dei crescendo di Faithfull, Given To Fly, In Hiding, che ascoltate in velocità donano un certo senso di liberazione interiore e il pensiero che, in fondo, le cose non vanno poi così male, in generale.

Yield ha anche un certo legame di fondo con l’Italia. Due anni prima della pubblicazione del disco, Vedder rimase così alienato dal traffico di Roma da scriverci MFC, ma fu ancora più scioccato dallo scoprire un libro di traduzioni dei suoi testi che rispondeva malissimo al loro significato reale (spero per decenza che nessuno in seguito gli abbia riportato il modo in cui venne presentato nelle sale cinematografiche The Eternal Sunshine Of The Spotless Mind… scusaci Ed, siamo notoriamente dei cazzoni). Il tutto è raccontato in una bella intervista a Fausto Casara, che trovate qui.
Vedder decise dunque di fare le cose per bene e nel booklet dell’edizione italiana di Yield venne aggiunto un inserto con la traduzione fedele delle liriche, avallata dallo stesso cantante con un messaggio.

Comunque, in mezzo al disco si pianta una ballad semplice semplice ma discretamente famosa (l’avrete sicuramente sentita in radio). Ora, immaginate che vi si presenti alla porta uno con lo sguardo e la voce di Ed Vedder e decida di cantarvi questo:


Roba da vestirsi di bianco virginale e in tre nanosecondi scarsi presentarsi all’altare, farci quindici figli e andare a vivere in riva al mare scrutando l’orizzonte sulle note di un ukulele.

Wishlist è come se fosse una promessa matrimoniale e, nello stesso tempo, l’interpretazione di un desiderio ad ampio raggio.

Vorrei essere la testimonianza
Vorrei essere il terreno
Per cinquanta milioni di mani sollevate e rivolte al cielo

Vorrei essere il verbo “fidarsi”
E non deluderti mai

La promessa che l’Italia di Blengini vuole provare a concretizzare sul palco italico di questi Mondiali non credo necessiti di alcuna spiegazione. Per chi vi scrive, e non penso di essere la sola, l’Italvolley rappresenta qualcosa in più di un semplice sfogo da furore patriottico: è stata il mio spirito guida da bambina, ha resistito all’addio della Generazione di Fenomeni costruendo con il lavoro un suo posto nell’élite nonostante l’emorragia di talento, mi ha fatto solennemente imprecare e smodatamente esultare e mi ha provocato quei sei/sette infarti nella splendida Olimpiade di Rio, prima di quella stramaledetta finale.

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Non ce lo siamo mica scordato, il Principino – Photo Credit: Sportfair.it

Chicco, del tutto giustamente, ha scelto di mantenere un profilo basso, mentre il rientrante Osmany Juantorena, nel bagno di umiltà generale, ha deliziato la nostra estate vestendo una maglietta con la sua faccia stampata sopra. Considerato che non è difficile ritenere la sua presenza determinante, la cosa ha involontariamente gonfiato la promessa di aspettative di gloria (Osmany pallavolisticamente è molto simile a un semidio, ma ha disconosciuto fin da piccolo il significato dell’“anche meno”).
Al di là dell’esibizione dell’ego, la decisione di viaggiare sotto traccia nelle tappe di avvicinamento a un Mondiale organizzato in casa è agonisticamente corretta, specie per una squadra che da anni alterna stagioni vivissime ad altre interlocutorie (con tanto di scazzi assortiti). In sostanza, questi mesi di preparazione sono stati un po’ il Single Video Theory della nazionale italiana, pervasi dunque da una certa normalità di fondo e da un’atmosfera discreta, ma moderatamente positiva. 

Il talento dell’Italia non è debordante come nell’ultimo decennio d’oro del XX Secolo, ma la formazione tipo che si presenta ai nastri di partenza, se in condizione, è oggettivamente competitiva.
Va da sé che se salta anche solo una pedina siamo mediamente fottuti, ma in un torneo così aperto e senza una squadra dominante sulle altre è logico non accontentarsi di fare bella figura. 

Yield, dicevamo, uscì nel 1998, l’anno dell’ultimo Mondiale vinto dall’Italia. Credere nella promessa non costa nulla, alleggerire le spalle dalla pressione che inevitabilmente arriverà, forse un po’ di più. Noi siamo qui, a sperare che questi ragazzi salgano in auto, sparino a volume osceno Faithfull e prendano la direzione giusta per un lungo, bellissimo viaggio. 

Ed echi che nessuno sente, vanno, vanno, vanno
Siamo fedeli, tutti noi crediamo, tutti noi ci crediamo
Così fedeli, tutti noi crediamo, tutti noi ci crediamo

Buon Mondiale a tutti

Un ringraziamento finale a:

  • PearlJamOnLine.it per testi, traduzioni, video e l’immane archivio sul gruppo che mi sono spulciata in questi mesi
  • Francesco Farabegoli di Bastonate per il Vox Populi sulla crisi d’identità del barbiere di Eddie Vedder, per il già citato listone e per aver scritto la cosa più bella che abbia mai letto su Vitalogy
  • Le amiche e colleghe Ilà, Simò e Rosà che senza batter ciglio mi hanno permesso di scrivere questa cosa mediamente collaterale e sostanzialmente inutile

Mondiali di Volley 2018: Teaser Trailer

Ben ritrovati amici!

Dopo un lungo periodo di riposo e accurata osservazione La Sorellanza torna sui vostri schermi per presentare il Mondiale di Pallavolo Maschile che Italia e Bulgaria, in condivisione, ospiteranno fino al 30 settembre.

Qui il sito ufficiale della manifestazione.

Qui invece la composizione delle pool e spiegazione della formula (fatevi aiutare da un genitore. O da Fibonacci, se preferite).

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Logo ufficiale della manifestazione

Si comincia domenica 9 con Italia-Giappone, nella suggestiva location del Foro Italico. Non è la prima volta che il volley di casa nostra sperimenta all’aperto, era già successo in due precedenti edizioni di World League e ci aspettiamo tutti – salvo pioggia – una splendida cornice di pubblico calata nella storia della Città Eterna.

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Come si presenta il torneo?
Di sicuro molto aperto. Che per noi è bene e male.

Bene, perché non c’è una squadra-traino modello Brasile anni zero che la fa da padrona, per cui è lecito sperare e credere in diversi potenziali inserimenti in zona podio. Male, perché per una pigliatutto che non c’è abbiamo un bel gruppo di pretendenti che se le daranno di santa ragione per strappare il titolo attualmente in carica alla Polonia.

L’Italia si posiziona esattamente a metà del guado, tra la consapevolezza della pressione che deriva dall’essere padrona di casa e la giusta dose di ambizione di un team che, esclusi malaugurati incidenti di percorso, non può non essere annoverato tra i più forti della manifestazione. Il rientro di Osmany Juantorena dopo un anno sabbatico come al solito porta la somma del bagaglio tecnico degli azzurri su un altro piano, come è ovvio per una squadra che in banda non ha tantissime alternative. La formazione titolare dovrebbe essere praticamente certa, con l’unico, possibile dubbio Cester-Mazzone in diagonale con l’inamovibile Anzani. Fatta questa premessa e posto che in campo non ci vanno né ologrammi né figurine, se a qualcuno dei sei più uno parte uno starnuto chiamate subito il 118. Così, per precauzione.

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Il ritorno de “l’hombre”

A detta di molti, tra cui noi e Massimo Colaci (quest’ultimo voce sicuramente più autorevole), la squadra che parte con un leggero favore del pronostico è la Russia di Sergey Shlyapnikov, dominatrice dell’ultimo Europeo e della VNL estiva.

In attesa di conoscere la lista definitiva dei convocati, sappiamo al momento che Egor Kliuka ha un problemino fisico che gli ha imposto il riposo dal recente Memorial Wagner, per la cronaca vinto dai padroni di casa polacchi. L’eventuale assenza dalla competizione iridata non andrebbe presa tanto alla leggera: è vero che i russi sugli esterni trovano sempre risorse enormi, ma nel caso la condizione di Berezhko fosse ancora un punto di domanda (è nel listone allargato, ha un po’ giochicchiato settimana scorsa, ma resta un elemento a forte rischio crack) la questione rischierebbe di farsi complicata.

Se Kliuka recupera e Berezhko viene confermato, abbiamo davanti la Russia degli Europei 2017 con un Grankin in meno e un Muserskij in più; considerando la loro forma mentis tattica è solo un guadagno.

Parlare dei problemini dei russi ci fornisce l’assist per aprire la conta dei feriti e in tal senso chi paga pesantemente dazio è il Brasile di Renan Dal Zotto, che dopo Mauricio Borges perde ufficialmente Ricardo Lucarelli. Il primo era già fuori gioco per il ginocchio, il secondo non ha di fatto recuperato dall’intervento al tendine d’Achille dello scorso autunno. Va da sè che a fare da traino alla diagonale di posto 4 dei verdeoro è ancora una volta Lipe, incubo ricorrente degli azzurri dalla finale olimpica di due anni fa e spaventevole al pari di una cartella di Equitalia.

Diciamocelo, sulla carta tutta ‘sta fifa questo Brasile non la mette, ma da quel che ne sappiamo le uniche occasioni di discesa in campo della carta risalgono a quando i nostri bisnonni non avevano la toilette e si portavano il rotolo sotto braccio, che è un modo carino per dire che quel che conta è sempre la condizione del momento e la testa con cui quel momento lo si affronta. In questo, il Brasile primeggia da quasi due decenni.

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Ci vuole calma e sangue freddo.

Compagna della Bruninho band nella Pool B di Ruse è la Francia di Laurent Tillie e pure qui ci tocca riaprire le cartelle cliniche. Earvin Ngapeth ha un problemino agli addominali e si vocifera uno stop che lo terrebbe lontano dalla baruffa per tutta la prima fase del Mondiale. Sembra dunque che la baracca, almeno per i primi giorni, venga affidata al duo Tillie Jr. – Lyneel, certo non due sprovveduti, ma chiamati a sostituire l’ingombrante presenza (non ridete, vi vediamo) del neo acquisto di Kazan. Inamovibili Toniutti e Grebennikov, collaudata la coppia centrale Le Roux – Le Goff, il giovane Boyer sarà chiamato alla solita legna in posto 2 e a una presa di responsabilità nel catalizzare la stragrande maggioranza della palla alta dei bleus. Gli ultimi approcci dei francesi ai tornei clou dell’anno non sono stati esattamente memorabili e in lontananza si percepisce ancora l’eco del tonfo degli scorsi Europei; mancanza di mentalità o di umiltà, un torneo continentale vinto non fa primavera e stupisce che una squadra qualitativamente così valida non abbia ancora trovato la chiave per confermarsi favorita al di là dei propri sogni.

Bella, bellissima la Pool C a Bari. Oltre alla già citata Russia troveremo infatti Serbia e Usa, altre due che come l’Italia provano timidamente a sognare un posto in paradiso, nonostante qualche lacuna tattica e mentale che finora le hanno sempre limitate rispetto al potenziale. La prima fase, intanto, ci dirà se Nikola Grbic giocherà ancora a nascondino con Atanasijevic: tutto lascerebbe pensare che l’ultima stagione dell’opposto di Perugia, decisamente più matura al di là dei trofei vinti, abbia allontanato qualsiasi dubbio sul suo impiego in pianta stabile. E’ però vero che l’ex regal palleggio di Zrenjanin non disdegna coloro che gli garantiscono i dovuti equilibri tattici nell’ingranaggio generale, così come non escludiamo che la competizione – spesso persa – con il pari ruolo Luburic abbia spinto Bata a cercare, trovandole, nuove prospettive di crescita. In realtà i nodi principali da sciogliere per gli slavi sono due: la precarietà della ricezione e la vena fatalmente naif del suo alzatore. Per la prima servono Ivovic e almeno uno dei due liberi al meglio (Kovacevic va ovviamente coperto e non lo contiamo), sulla seconda è onestamente più difficile lavorare a breve termine.

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Vieni a ballare in Puglia!

Gli USA di John Speraw hanno invece il compito di lasciarsi alle spalle l’immagine di squadra bella senza superlativo. Giocano bene, sono forti, sono carini, ma dal post Pechino 2008 è sempre mancata quell’incisività necessaria per la vittoria finale. La formazione titolare sarà praticamente la stessa di Rio al netto di David Lee; ciò significa che restano indubbiamente nel novero di quelle da cui guardarsi, ma con una lieve sicurezza in meno in mezzo al campo. Il bollettino di guerra riporta la perdita del ginocchio di Thomas Jaeschke, assente già da qualche mese e senza speranza di recupero (in alcuni giri dietro da Camera Café di Russell e Sander sarebbe stato utile). In compenso Taylor Averill potrebbe fare incetta di premi nella categoria “Miglior Barbiere”.

Pronte ad essere smentite, ma la Polonia la vediamo bella distante dal rigiocarsi il titolo. Tolto Kubiak è un bel casino, con Vital Heynen che si è portato dietro Bartosz Kurek ma che non sa dove metterlo, un po’ come quando viaggi con il bagaglio appena fuori peso e non sai più cosa infilarti addosso per togliere quel chilo che separa la salvezza dal sovrapprezzo. Pronostichiamo la solita staffetta Drzyzga-Lomacz in palleggio e l’alternanza dell’S2 a far compagnia al nano Michal.

Curiosamente, i polacchi sono finiti – di nuovo – nel girone assieme all’Iran dopo la rissa sfiorata durante le ultime Olimpiadi. Ormai in FIVB lo fanno apposta per cuocere i pop corn.

Le outsider? Belgio, Argentina, Slovenia, il già citato Iran. Occhio anche al Canada, che spostò inaspettatamente gli equilibri a Rio e che nel girone ritroverà Brasile e Francia, giusto per provare a seminare un leggero panico.

Ultima info di servizio: tutta la manifestazione sarà seguita dalla cara mamma Rai. Azzurri in vetrina sui canali storici, una bella manciata del resto la troverete su Raisport (qui trovate la programmazione completa).

Per tutti gli aggiornamenti seguite l’hashtag dell’anno #volleyworldfantagalli degli amici Marco Fantasia e Claudio Galli. Non ve ne pentirete.