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#TribunaStampa: Perugia-Verona, sfida torrenziale ai confini del 2018

C’è chi fa le abbuffate a tavola durante le feste e chi, come me, sta leggero e fa il pieno di volley.

Questa è la mia terza partita in una settimana, Verona l’ho già vista due volte quest’anno da semplice spettatrice (in casa con Perugia e a Siena), ma scendere oggi al Pala Barton è per me un atto d’amore. Amore non per queste due società anche se, visti i rapporti che ho con la gente umbra, tornare qua ogni volta è un po’ come ritrovare una seconda casa, e per la Calzedonia Verona ho sempre avuto una simpatia. Amore con la A maiuscola, invece, per Matey Kaziyski, un imperatore bulgaro che mi ha rapito il cuore da quando lo vidi per la prima volta dal vivo durante la Supercoppa a Firenze nel 2008. Sia chiaro che sto parlando solo ed esclusivamente di tecnica, tattica e atteggiamento in campo: per me KK rappresenta l’essenza del pallavolista. E’ comunque un po’ strano vederlo agli ordini di quel Nikola Grbic che per due anni è stato il suo palleggiatore a Trento.

Formazioni tipo per entrambe le squadre, con Ricci che torna a disposizione in panchina per Lorenzo Bernardi, mentre Berger costretto ancora a seguire i propri compagni dalla tribuna.

Nella prima parte del set i due palleggiatori si affidano molto ai propri centrali, procedendo praticamente punto a punto. Poi va in battuta Wilfredo Leon….due ace consecutivi e Grbic costretto al time out. Colaci difende tutto, Spirito prova a variare il suo gioco, ma i lati non riescono ad essere incisivi, quindi appena può va in sicurezza al centro. Verona costretta ad inseguire per tutto il parziale, tenuta a galla solo da Solè (100% in attacco) e Birarelli, e i pochi break fatti grazie a Kaziyski al servizio, ma oggi alla Sir dai nove metri gira tutto e, con il turno di Atanasijevic prima e di Leon poi, chiude il primo 25-16 (se a un certo punto avete sentito un crack, era il mio cuore che si spezzava su due muri tetto consecutivi su Matey).

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E’ ancora in forma, il ragazzo

Nel secondo set è un’altra Calzedonia, più organizzata a muro e con gli esterni che finalmente trovano la soluzione giocando sulle mani dei giocatori perugini. Adesso c’è una partita, il servizio alla Sir non basta più, Verona riesce a organizzare il muro-difesa toccando praticamente tutti gli attacchi degli avversari, il gioco al centro latita e gli uomini di Grbic prendono un +2 che riescono a mantenere fino al 19-17. Poi succede qualcosa: Bata va al servizio e, dopo uno scambio lunghissimo, Leon la mette giù. Il palazzetto diventa una bolgia infernale, seguono tre scambi al cardiopalma che riportano il set in parità a 21, con il serbo che incita il suo pubblico lanciando i cori. Poi però, complice una Sir distratta, Verona torna a difendere e a trasformare i contrattacchi, chiudendo così 25-21.

Nel terzo parziale si viaggia lisci senza che nessuna delle due squadre prenda il sopravvento, gli unici break arrivano con le jump float di Birarelli e Galassi che mettono in seria difficoltà i ricettori perugini. Sul 24-23 per i padroni di casa scoppia una caciara degna dei peggiori bar di Caracas: il primo arbitro assegna il punto alla Sir, tutta Verona si infuria perché non viene concesso il video check, il secondo arbitro a colloquio con il primo che inverte la decisione iniziale e allora richiesta di check di Lollo (con vena chiusa) che conferma la palla fuori di Bata. Risultato? Perugia si rilassa, Verona si carica e porta a casa il set 27-25.

Nel quarto Perugia parte male e va subito sotto, ma Atanasijevic e Podrascanin prendono tutti per mano riportando la questione in parità. Nessuna delle due squadre è intenzionata a mollare: Verona la vuole chiudere per portarsi tre punti a casa, Perugia chiaramente non ci sta. Si va ai vantaggi, un ace di Potke e un muro perentorio di Galassi chiudono il parziale 27-25. E tie-break sia.

È un inizio di quinto set carico a pallettoni, nessuno molla, ci si butta su tutti i palloni e gli scambi si allungano. La Sir va subito sul +5, sospinta dal suo pubblico che non smette mai di cantare; l’atmosfera è bellissima e allo stesso tempo un inferno per gli uomini di Grbic, che si trovano schiacciati sia sul piano del gioco che su quello psicologico. Finisce 15-9 con un errore al servizio di Boyer. Mvp del match Marko Podrascanin. Nonostante sia stata una vittoria di squadra, sicuramente Potke è stato, insieme al compagno serbo, quello che più di tutti ha spinto per conquistare due punti preziosi.

Piccole note a margine.

  1. Qualcuno stiri i pantaloncini della Calzedonia;
  2. Leon non è un drago a muro, spesso scomposto e a volte fuori tempo e posizione, ma quando trova il timing giusto l’attaccante si trova davanti un tetto che ti fa ombra (citofonate a Boyer);
  3. Dalla regia mi informano di un vivace Nikola Grbic a fine partita (allego prove). Tranquillizziamo tutti garantendo la presenza nel nostro magazzino di una discreta scorta di goccine. Ha già pagato tutto Break Point.

Simona Bernardini

La Sorellanza augura a tutti un 2019 prospero e frizzantino. 
We’ll ride the wave, when it takes us (semicit.)

#TribunaStampa: Perugia regina al giro di boa

Ultima giornata di andata della Superlega: tra tre giorni sarà Natale, quindi noi ci regaliamo Andrea Giani. Che male non fa.

La Sir viene da due partite un po’ complicate: prima una bella Padova (bella tanto quanto brutta Perugia, va detto) che le fa uno sgambetto, poi una Sora che ci prova vincendo il primo set mettendo in evidenza alcuni problemi di competenze in ricezione per i ragazzi di Lorenzo Bernardi e, soprattutto, una squadra ancora troppo dipendente dal proprio servizio. Con Ricci ancora fuori, Galassi parte titolare contro la sua ex squadra; nel contempo sfuma anche oggi l’esordio in campionato di Hoag, che comunque è stato accolto benissimo da tutti, soprattutto da Aleksandar Atanasijevic.
La Revivre invece, dopo un avvio di campionato sulle montagne russe, ha trovato gioco e continuità, battendo la Lube con un secco 3-0 che ha segnato anche l’esonero/dimissioni di Medei, poi Vibo con lo stesso parziale. Formazione tipo per Milano capitanata da Matteo Piano, che torna in campo dopo una discutibile prestazione danzante nel consueto video natalizio realizzato dai ragazzi di Giani.

Nel primo set Perugia scappa subito grazie al servizio di Atanasijevic e allunga con il turno di Galassi, il quale arriva anche dove un centrale non è mai arrivato: si immola in difesa. Proprio difesa e servizio fanno la differenza in questo primo parziale che si chiude 25-20. Milano in grossa difficoltà anche con i suoi attaccanti di palla alta, soprattutto Nimir.

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Da segnalare Bata che si dispera dopo aver sbagliato una palla alzata perfetta da Dore Della Lunga in bagher da fondo campo, questo perché sa che lo stesso Della Lunga glielo rinfaccerà per l’eternità.

Nel secondo set i ragazzi di Giani subiscono un inizio della Sir da schiacciasassi, di quelli che ti fan venir voglia che tutto finisca il prima possibile. Invece loro si mettono lì e con calma cercano di ritrovare gioco e soprattutto i propri lati per poter partire più concentrati nel terzo set (ma so, da pallavolista, che nella loro testa cercavano di girare il secondo; in campo non si ha mai l’atteggiamento da perdenti), anche se in realtà le percentuali in attacco di un set chiuso sul 25-20 dai perugini danno ragione al solo Luka Basic, preferito dal suo coach a Stephen Maar.

Nel terzo set Perugia si porta subito avanti e Milano sembra proprio non trovare il bandolo della matassa di questo match. Nimir veramente sotto tono, sembra la brutta copia dell’opposto più acquistato al Fantavolley nella scorsa stagione (per far capire lo stato di confusione che regna nel campo della Revivre: a metà set difesa e punto di petto di Luciano De Cecco).
La partita si conclude con un errore in attacco di Basic che è un po’ lo specchio di tutto il match, con l’ultimo parziale perso a 13.

La Sir Safety Conad Perugia si laurea così campione d’inverno.

Concludo dicendo una cosa: vorrei avere la facilità di concentrazione di Atanasijevic che, nei momenti in cui il gioco è fermo, canti i cori assieme ai Sirmaniaci, mima il gesto di suonare il tamburo, si ferma a guardare la ola sugli spalti e un attimo dopo scaraventa una parallela nei 6 metri chiudendo la partita da MVP.
Chapeau.

Simona Bernardini

La Sorellanza tutta augura al popolo uno splendido Natale e un 2019 colmo di grandi giocate e gag frizzantine. A prestissimo!

Antipasto di SuperLega

Questo weekend a Perugia, nel PalaBarton tirato a lucido con una nuova curva mobile (questa volta meccanica, non come la vecchia San Marco che andava smontata a mani nude per far posto a Emma&Gianni) e il taraflex tricolore, è andato in scena il primo trofeo della stagione: la Del Monte Supercoppa. Da quando si è passati alla formula della Final4, è la prima occasione per vedere i nuovi assetti delle quattro squadre che negli ultimi anni si sono giocate i playoff scudetto e l’apertura ufficiale agli sfottò fra le tifoserie.

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Dalla pagina Pallavolo Modena

Facciamo una piccola analisi team per team.

Sir Safety Perugia: è stata un po’ la delusione perché veniva dal triplete, giocava in casa e ha fatto il più grosso colpo di mercato, portando Wilfredo Leon nel nostro campionato. Delusione soprattutto per tifosi e presidente. Anche se in due partite ha raccolto solo un set, la partita con Trento è stata, a nostro avviso, quella più bella di tutto il torneo. I problemi maggiori si sono riscontrati nell’assetto in ricezione, ma è normale visto che i ragazzi a causa dei mondiali appena svoltisi, hanno fatto solo pochissimi allenamenti insieme. Luciano è parso subito in palla sia con Ricci che con Galassi, ancora lontana invece l’intesa con Leon: ma, per quel paio di pipe col perfetto timing viste nella finalina, quando arriverà saranno gioie per i Sirmaniaci e dolori per la linea difensiva degli avversari. In compenso il cubano-polacco ha sdoganato un nuovo 127 km/h in battuta: amici, abbiamo visto tante partite live, ma Wilfredo al servizio la prende talmente alta che arriva in faccia con un angolo tale che è quasi impossibile tenerla. Caschi per tutti!

Cucine Lube Civitanova: delle quattro è quella che non ha giocato con la formazione tipo. Con Sokolov ancora fuori dopo l’intervento chirurgico che gli ha fatto saltare anche i mondiali in casa, ha giocato opposto Simon, e Juantorena si è preso un po’ di riposo nella finalina. A nostro avviso però il problema maggiore dei biancorossi è stato Bruno. Lontanissimo dalle prestazioni a cui ci aveva abituato, sta proseguendo il suo momento opaco visto ai mondiali: alzate imprecise, intesa con i compagni in alto mare e poco reattivo in difesa. Che sia proprio questo il motivo che ha spinto la società a cercare D’Hulst a pochi giorni dal via della Superlega? Chissà! Sicuramente il belga ha giocato con una buona qualità. Un altro punto interrogativo è Balaso: lo aspettiamo sulla distanza perché capiamo che è giovane e alla prima esperienza in un grande club, dove non è semplice tirare fuori la personalità con compagni di tale caratura.

Itas Trentino:  la sorpresa più bella di questa Supercoppa! Ha giocato la prima partita a livelli altissimi, con un gioco fluido e un muro-difesa organizzato. Giannelli, assoluto padrone del campo nella sua nuova veste di capitano, ha distribuito il gioco in maniera perfetta. E poi c’è lui, Jenia Grebennikov, che con difese spettacolari ha fatto quasi dimenticare la sobrietà della sua nuova divisa. Sicuramente il suo arrivo a Trento ha dato una boccata d’aria alla seconda linea che nell’ultima stagione aveva sofferto molto, ma resta il problema nelle rotazioni in cui sarà in posto 1, dove Kovacevic, Russell e Van Garderen saranno messi sotto pressione dal servizio avversario: se tengono ci sarà da divertirsi.

Azimut Modena:  ne parlavamo giusto sabato mattina con alcuni addetti ai lavori e tutti eravamo concordi che sarebbe stata Modena quella che avrebbe trovato per prima l’assetto. I meccanismi non sono ancora ben oliati, però si è portata a casa il primo trofeo della stagione grazie a un gioco corale e soprattutto ad un meraviglioso Micah Christenson, premiato giustamente come MVP della manifestazione, che ha dato la sensazione di giocare con questi compagni da una vita ed è stato il vero trascinatore dei gialloblù (ogni riferimento a chi scrive di volley su giornali rosa e blog non è puramente casuale!). Molto bene il giovane polacco Berdnorz, anche se qualcuno dovrà spiegargli che chiedere incitamento ai Sirmaniaci non è una mossa molto astuta.

 

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Non di certo Leon la vera rivelazione del weekend, ma il profilo fake @maulocantoni!

 

Archiviato il primo torneo stagionale, inizia la SuperLega e anche quest’anno La Sorellanza al completo sarà con voi per seguirla insieme. Non sarà la stessa cosa, invece, per i nostri amici del FantaVolley, ai quali auguriamo di tornare presto su questi schermi: le percentuali di merda non possono rimanere fini a loro stesse!

Storia dell’assedio di Perugia

C’è un libro magnifico di Josè Saramago, che lessi qualche anno fa e che mi tolse anima, cuore e svariati ettolitri di lacrime. Lo definirono la più bella storia d’amore mai scritta e, qualora tale affermazione non fosse vera, è comunque molto vicina ad esserlo.

Racconta di un uomo ordinario, Raimundo Silva, un anonimo revisore di bozze che, nel correggere il testo di un saggio, Storia dell’assedio di Lisbona, in un impeto di intraprendenza e senza alcuna parvenza di logica decide di inserire una negazione all’interno di un passaggio cruciale del libro, stravolgendone di fatto il significato.

Mentre il revisore attende inquieto le ripercussioni conseguenti alla folle iniziativa, è proprio la funzionaria della casa editrice, chiamata a giudicare e prendere provvedimenti sul falso storico creato da quel “non” inserito inappropriatamente, a rimanere colpita dalla sfrontatezza inaspettata dell’uomo. Non prenderà provvedimenti disciplinari nei suoi confronti, al contrario lo spronerà a scrivere una sua, personalissima, storia dell’assedio, una storia in cui i Crociati non aiuteranno i portoghesi. Lo spingerà oltre i propri limiti, a sostenere quella negazione di troppo, rimanendo fedele al proprio gesto.

Ora, mettiamo il caso che ci sia una squadra ad un passo dal suo primo scudetto dopo una stagione dominante e dopo anni di investimenti di peso. Cosa farebbero gli ipotetici dèi del volley, in una domenica di maggio del 2018, se fossero chiamati a decidere le sorti di questa squadra considerando che, esattamente dodici anni prima, si era verificata una situazione molto simile, quando non identica, a quella dei giorni nostri? Cosa succederebbe se i suddetti dèi rivedessero il ricorso storico della trama e venisse loro in mente di inserire un deleatur?

“Ha detto il revisore, Sì, il nome di questo segno è deleatur, lo usiamo quando abbiamo bisogno di sopprimere e cancellare, la parola stessa lo dice, e vale sia per lettere singole che per parole intere, Mi ricorda un serpente che si fosse pentito al momento di mordersi la coda, Ben detto, dottore, davvero, per quanto siamo aggrappati alla vita, perfino una serpe esiterebbe dinanzi all’eternità, Mi faccia il disegno, ma lentamente, È facilissimo, basta prendere il verso, guardando distrattamente si pensa che la mano stia tracciando il terribile cerchio, invece no, noti che non ho chiuso il movimento qui dove lo avevo cominciato, ci sono passato accanto, all’interno, e adesso proseguirò verso il basso fino a tagliare la parte inferiore della curva, in fondo sembra proprio la lettera Q maiuscola, niente di più, Che peccato, un disegno che prometteva tanto, Accontentiamoci con l’illusione della somiglianza, ma in verità le dico, dottore, se posso esprimermi in stile profetico, che l’interessante della vita è sempre stato proprio nelle differenze.”

La premessa letteraria merita perlomeno una spiegazione, se non altro per chi non ha abbastanza anni o sufficiente memoria per ricordarsi gli antefatti.

Anno 2006, la Lube Banca Marche allora di casa a Macerata vince il suo primo scudetto contro i campioni uscenti della Sisley Treviso, dominando gara 5 dopo una serie all’insegna dell’assoluto equilibrio. Potremmo fermarci qui, ma la statistica decide di giocare un brutto scherzo ed ecco che notiamo come quella Lube, al tempo, avesse la sua asse portante in un opposto serbo di 27 anni, un centrale – anche lui serbo – di 31, e nel libero titolare della nazionale italiana, pugliese, di 33. Atanasijevic-Podrascanin-Colaci come Miljkovic-Geric-Corsano, esattamente dodici anni dopo, con numerose analogie e Civitanova, suo malgrado, costretta a cambiare ruolo e vestire i panni di coprotagonista che fu di Treviso al tempo: un gruppo già vincente, che gioca a memoria, ma arrivato svuotato nella partita più importante, maltrattato da colei che è stata, senza ombra di dubbio, la squadra dominante della stagione.

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“Che ne sarebbe di noi se non esistesse il deleatur, ha sospirato il revisore”

Gli dèi del volley non hanno avuto, dunque, la stessa sfrontatezza di Raimundo Silva: nessuna negazione di troppo ha impedito che la tanto attesa prima volta di Perugia prendesse pieghe pericolose, ricalcando anzi il precedente storico in numerosi aspetti. A cominciare da Aleksandar Atanasijevic, MVP delle finali così come lo fu al tempo Ivan Miljkovic. Della pesantissima eredità che Bata si è accollato dopo il saluto del fenomenale opposto di Nis parlammo già alcuni mesi fa; posto che il paragone tecnico tra epoche diverse è sport da tastiera spesso inutile – e dodici anni nel volley attuale sono un’era geologica – e ribadito l’ovvio talento offensivo di Atanasijevic, continuo a ritenere Miljkovic di altra categoria in termini di carisma, presenza in campo e personalità (parliamo di uno che a 21 anni vinse un’Olimpiade da MVP e che nel 2005-2006 fu praticamente ingiocabile per gli esseri umani), ma le similitudini sono evidenti così come il background di entrambi, ritenuti da più parti, per il campionato italiano, troppo poco incisivi nei momenti cruciali prima di appiccicarsi quel pezzetto di stoffa sul petto.

Forzando ancora di più la mano sul paragone, ritengo la Perugia di quest’anno di qualità complessiva decisamente superiore alla Macerata di allora, che ruotava attorno allo strapotere di un giocatore e nelle difficoltà ebbe la capacità – e un po’ di fortuna – di trovare risorse di supporto insperate (vedi alla voce Renaud Herpe, mai più visto a quei livelli). La Sir ha invece messo in campo un sistema corale in cui tutti gli elementi coinvolti hanno trovato il modo di esprimersi al meglio, orchestrati da un De Cecco come di consueto illuminante ma mai così continuativamente lucido e innescati dalla sicurezza portata in seconda linea dall’inserimento di Massimo Colaci, a ulteriore dimostrazione (qualora ce ne fosse bisogno) che, più delle percentuali, la differenza in trincea la fa la leadership di chi quella trincea la guida, ed in questo il piccolo Max è stato un gigante.

Con queste premesse, anche chi sulla carta compariva alla voce anelli deboli (Anzani) ha cacciato fuori dal cilindro un’annata di profilo altissimo e le discontinuità di Russell sono state abilmente tamponate da un Berger presente alla chiamata, la puntualità di Zaytsev nel rush finale – dopo aver fatto quasi pace con il ruolo di martello – ha fatto il resto. Capitolo a parte meriterebbe Marko Podrascanin, salvato in rubrica alla voce sentenza e per il quale si sono esauriti gli aggettivi, capace com’é di essere mostruosamente determinante in qualsiasi squadra da quando aveva 19 anni, una costanza di rendimento nel ruolo con pochi eguali al mondo, finalmente benedetto da un palleggiatore in grado di esaltarne prepotentemente le caratteristiche.

La Sir non ha ancora ultimato la stagione, settimana prossima la aspetta la Final Four di Champions League a Kazan dove avrebbe – padroni di casa permettendo, molto permettendo – l’opportunità di detronizzare i dominatori pluriennali del torneo e completare un Grande Slam senza eguali. L’impresa appare complessa, di certo Perugia potrà giocare a mente libera e qualora non arrivasse il risultato resterebbe in ogni caso una stagione pazzesca. Sarà ad ottobre prossimo che capiremo se avrà le spalle abbastanza larghe per reggere il peso della riconferma. Ma è lecito, per Gino Sirci come per i ragazzi, non pensarci ora.

“Da Lisbona a Vladivostok”, disse proprio il presidentissimo, di ritorno dall’argento di Champions, non più tardi di un anno fa. Manco a farlo apposta.

Photo Credit: Legavolley.it

Modena Capitale, Perugia Bene o Male, anche.

Non vi voglio ammorbare con numeri e statistiche. Non ha senso per questo tipo di partita. Potrebbero collocarmi faziosamente da una parte come dall’altra, sia nel caso in cui dicessi che Perugia non vince contro Modena da ben 14 partite (contando anche l’amichevole del torneo di Gubbio, che per i Sirmaniaci, credetemi, CONTA), sia se facessi notare che tanto a questo punto dei giochi a Perugia non importa, guarda tutti dall’alto di un primo posto assicurato in Regular Season.
A discapito della mera statistica, conta tutto per chi è in campo e sugli spalti.

Modena viene da uno di quei periodi neri come la pece, in cui una sola catastrofe è l’inizio di un domino alla cui fine c’è Fabio Donadio che si toglie la giacca di Team Manager per rimettersi la divisa del libero. La Modena che il 17 dicembre 2017 aveva sconfitto Perugia tra le file del PalaEvangelisti era carica e diversa, al netto delle catastrofi e degli infortuni.
Per Perugia, invece, quant’è bella questa giovinezza di prospettive. E non è nemmeno vero che del doman non c’è certezza, perchè con due trofei stagionali nella bacheca di Gino Sirci, che non avrà vinto quanto Osmany Juantorena ma ce ne faremo tutti una ragione, forse non la certezza, ma il profumo di un triplete nell’aria si potrebbe cominciare a sentire

Eppure con Modena non riescono a spezzare la maledizione, e anche se per il momento la matematica è dalla loro parte, ci sarà un giorno in cui la matematica lascerà spazio al destino, grato o infame che dir si voglia. Ci sarà un momento in cui il lavoro sporco andrà fatto dalla parte di campo perugina, che nel particolare caso delle scorsa domenica non è riuscita ad approfittare del calo modenese nel secondo e quarto set. Portati al tie break per ballare tutti una splendida “paranza della battuta sbagliata”, e poi subire tantissimo da parte di Holt e Urnaut, MVP di grande merito. Anche i 30 punti di Atanasijević, l’opposto che vorrei se fossi ancora una palleggiatrice e l’opposto che Luciano De Cecco si merita, non sono riusciti a finalizzare il risultato. E nemmeno la spettacolarità di Max Colaci in difesa, Max che ha un viso diverso da quando gioca a Perugia, con la voglia di battere a tappeto quel campo che sprizza da ogni poro. Poco male Zaytsev e Russell, mai decisivi ma neanche indifferenti.
Dalla parte gialloblu un ottimo Bruno in distribuzione e difesa, granitici a muro i centrali Holt e Bossi, di cattiveria il giovane Argenta in posto 2 e un eccezionale Tine Urnaut, costante durante tutto il match. Ngapeth pervenuto come RDS nel Basso Polesine, a tratti.

Non sappiamo, a questo punto quando sarà il momento decisivo fra le due squadre, perchè nel gioco dei playoff o vinci o muori, sappiamo solo che quando arriveremo quel momento e se quel momento sarà una finale la soluzione per Perugia è solo una, per Modena invece 15, 16 o 17.

La Sorellanza

Photo Credits: Modena Volley

PDM – XVII^ giornata

Più puntuali di una ramanzina di Claudio Galli, eccoci pronte con la PDM riguardante la quarta giornata di ritorno della SuperLega UnipolSai.

Assenti di questa giornata la BCC Castellana Grotte e la Diatec Trentino, che giocheranno la loro partita mercoledì 24 al PalaFlorio. Lo stesso impianto che ospiterà la Final 4 di Coppa Italia pochi giorni dopo (argomento sul quale torneremo molto presto).

Doppia doppietta per questa diciasettesima giornata. La Revivre Milano e la Taiwan Excellence Latina, impegnate con le teste di serie di questo campionato, ci regalano questa combo meravigliosa.

Percentuali Di Merda per la ricezione e per il servizio per Milano. La seconda linea milanese mette in saccoccia un discreto 30% di rice positiva, 15% di rice perfetta, 7 errori diretti su 82 palloni totali. Unico ricettore quasi sufficiente: Klemen Cebulj. Dalla linea dei nove metri, invece, i ragazzi di coach Giani regalano un set intero alla Sir Safety Conad Perugia (25 errori diretti) mettendo a segno solamente 5 aces.

I restanti due premi vanno, invece, a Latina. Sottile ci prova ma gli attaccanti a mala pena rasentano il 4 in pagella: 36% di efficienza in attacco, 5 errori diretti, 10 muri subiti su 69 giocate. Male in generale a rete per gli uomini di Di Pinto, solo 3 i muri realizzati.

Ricordiamo a tutti il big match di domenica al PalaTrento: i padroni di casa ospiteranno i campioni d’Italia in diretta tv (Rai Sport, ore 18).

La Sorellanza

Ph Credit: Powervolley Milano

#LaSorellanzaInternescional: la cronaca europea di Perugia-Civitanova

Eccoci qua, siamo arrivate anche in CevChampionsLeague. Alcuni la chiameranno fortuna (che comunque serve sempre nella vita), altri la chiameranno paraculaggine, io semplicemente sono grata di aver trovato persone come Simone Camardese e tutto lo staff della Sir che ci hanno dato fiducia dall’inizio della nostra avventura e, permettetemi, sono pure orgogliosa, perchè mi sento apprezzata in quello che più mi piace fare, ovvero scrivere di pallavolo.

Tolta questa piccola parentesi sul filo dell’egocentrismo, veniamo alla palla giocata, che per l’occasione sveste i classici colori gialloblù per lasciare posto al gialloverde di europea competizione. Il sorteggio, va detto, non è stato molto favorevole alle squadre italiane: Lube e Sir, capitate nello stesso girone, si affrontano nella prima partita della ChampionsLeague 2017-2018. Molti di voi penseranno, “capirai, l’esito di una partita su (quante minkia sono?) cosa vuoi che cambi” e in parte è pure vero; questa, però, non è soltanto una delle tante partite di girone, no. Questa si porta dietro un’eredità pesante, quella che parte dalle semifinali di Champions di aprile, passa attraverso la Supercoppa dello scorso 8 ottobre e arriva al turno di Superlega dello scorso 26 novembre. Proprio a ottobre la Sir aveva festeggiato il suo primo trofeo proprio contro i marchigiani, nel loro palazzetto, per poi venire spazzata via dai cucinieri come le foglie autunnali nel vento, non più tardi di una decina di giorni fa. In questa partita c’è molto di più in gioco: c’è la voglia della Lube di continuare a tenere sotto pressione la Sir, anche in vista del campionato dove viaggiano a braccetto sin dall’inizio; c’è, da parte perugina, la necessità di dimostrare che c’è molto di più di quanto visto in campionato all’Eurosuole.

L’inizio è quello tipico dei derby organizzati dai peggiori bar di Caracas: al momento del sorteggio Civitanova sceglie il lato di campo presidiato dal settore dei Sirmaniaci.

Fatta questa dovuta premessa di colore, la Lube si presenta come l’avevamo lasciata: Micah Christenson in regia in diagonale con Sokolov, Sander e i suoi baffi in coppia con Osmany Juantorena e i suoi capelli usciti da un episodio di Mad Men, al centro Stankovic-Cester, l’ovvio libero Grebennikov. La Sir schiera De Cecco-Atanasijevic, Russell assieme alla novità dell’ultima ora (Berger), Podrascanin e Anzani al centro, Colaci libero.

I due palleggiatori fanno capire subito che il loro gioco si svilupperà principalmente al centro e si procede così punto a punto fino a metà set, ma sulla P2 della Sir, con Russell in ricezione in posto 6, avviene un bagno di sangue. La Lube scappa avanti 19-14, Lollo Bernardi corre ai ripari inserendo Zaytsev al posto di Berger mai entrato in partita. E’ a questo punto che sale in cattedra Atanasijevic, che con un break al servizio porta il set ai vantaggi; nonostante lo spirito da gladiatore del serbo, però, la Lube si porta a casa il primo parziale 30-28.

Nel secondo set, abbandonata l’idea di Berger, Bernardi conferma Zaytsev e Bata riprende a martellare ricezione e difesa biancorossa, portando i suoi compagni avanti 7-2. Com’è il detto? Chi ben comincia… e invece no. La Lube sistema il muro e, nonostante il tentativo di Juantorena di accoppare Cester, recupera lo svantaggio e si porta in saccoccia pure il secondo parziale per 25-20, chiuso da una doppia fischiata a Zaytsev dopo una grande difesa di Bata su un termosifone lanciato da Sokolov. Piccola parentesi: come a Ravenna, pure a Perugia due stufette da Curitiba avrebbero fatto comodo, mannaggia a voi e al non poter stare un paio d’ore senza uscire a fumare lasciando le porte spalancate.

Si parte con il terzo set e torna alla mente di tutti quella maledetta domenica 26 novembre, soprattutto alle tre bande di Perugia, che non riescono a mettere palla a terra lasciando De Cecco a dover sviluppare il gioco solo per metà lunghezza della rete. Allo stesso modo, si sa che la pallavolo non ha regole, che la testa dei giocatori è strana, che basta un niente per svoltare la partita. Non so per loro, o per il pubblico, ma a mio avviso la svolta porta il nome di Luciano De Cecco: tuffato in scivolata per difendere un pallonetto e messo fuori gioco dal tocco del compagno che scendeva da muro, si trova la palla sopra la testa e cosa fa? Manda via tutti e la palleggia in 4, rovesciata e da seduto. Una roba da rivedere all’infinito. Il parziale lo chiude Potke con un muro sontuoso. 25-23 e partita riaperta.

Ora gli equilibri si sono spostati, non ci sono più certezze. Dopo un inizio a favore della Lube, la Sir recupera e sorpassa i marchigiani grazie al ritrovato muro, con Zaytsev e Potke che ne stampano tre di fila. Non si scherza più, il gioco si fa più intenso con grandi difese da entrambe le parti e si gioca tutto su piccoli particolari, su una battuta sbagliata in più (a proposito di battute, per Sokolov non è serata dai nove metri), su un errore in contrattacco, su una sbavatura in ricezione. Ed è così che i padroni di casa allungano a +5 e a farne le spese è Christenson, sostituito da Zhukouski. Il set lo chiude Bata con una parallela da riscaldamento, 25-19 e tie break sia.

Nel parziale decisivo i perugini scappano subito grazie ai turni al servizio di Zaytsev prima e di Atanasijevic poi, la Lube sembra aver esaurito le energie sia fisiche che mentali, tiene solo il solito Juantorena. Si cambia campo sull’8-4 Sir. La squadra di Medei prova a reagire, ma crolla definitivamente sotto i muri e le difese di una Perugia che viaggia sulle ali dell’entusiasmo. Chiude la partita lo straordinario Bata, come è giusto che sia, MVP all’infinito con 34 punti e numeri indecenti per chiunque.

Resta, alla fine, una Lube sprecona, che non riesce a mantenere la giusta tensione agonistica e si spegne lentamente come una candela facendosi sfuggire l’occasione di chiuderla in tre set. Dall’altra parte una squadra compatta che, nonostante ancora grossi problemi sull’attacco in posto 4, non molla mai, a differenza della scorsa stagione, trascinata da un grande guerriero serbo di nome Aleksandar Atanasijevic. L’esito di questa partita conterà assai poco nel contesto del girone, ma noi lo spettacolo, noi, ce lo siamo proprio goduto.

La Sorellanza

Photo Credit: Sir Safety Perugia Volley Club