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Storia dell’assedio di Perugia

C’è un libro magnifico di Josè Saramago, che lessi qualche anno fa e che mi tolse anima, cuore e svariati ettolitri di lacrime. Lo definirono la più bella storia d’amore mai scritta e, qualora tale affermazione non fosse vera, è comunque molto vicina ad esserlo.

Racconta di un uomo ordinario, Raimundo Silva, un anonimo revisore di bozze che, nel correggere il testo di un saggio, Storia dell’assedio di Lisbona, in un impeto di intraprendenza e senza alcuna parvenza di logica decide di inserire una negazione all’interno di un passaggio cruciale del libro, stravolgendone di fatto il significato.

Mentre il revisore attende inquieto le ripercussioni conseguenti alla folle iniziativa, è proprio la funzionaria della casa editrice, chiamata a giudicare e prendere provvedimenti sul falso storico creato da quel “non” inserito inappropriatamente, a rimanere colpita dalla sfrontatezza inaspettata dell’uomo. Non prenderà provvedimenti disciplinari nei suoi confronti, al contrario lo spronerà a scrivere una sua, personalissima, storia dell’assedio, una storia in cui i Crociati non aiuteranno i portoghesi. Lo spingerà oltre i propri limiti, a sostenere quella negazione di troppo, rimanendo fedele al proprio gesto.

Ora, mettiamo il caso che ci sia una squadra ad un passo dal suo primo scudetto dopo una stagione dominante e dopo anni di investimenti di peso. Cosa farebbero gli ipotetici dèi del volley, in una domenica di maggio del 2018, se fossero chiamati a decidere le sorti di questa squadra considerando che, esattamente dodici anni prima, si era verificata una situazione molto simile, quando non identica, a quella dei giorni nostri? Cosa succederebbe se i suddetti dèi rivedessero il ricorso storico della trama e venisse loro in mente di inserire un deleatur?

“Ha detto il revisore, Sì, il nome di questo segno è deleatur, lo usiamo quando abbiamo bisogno di sopprimere e cancellare, la parola stessa lo dice, e vale sia per lettere singole che per parole intere, Mi ricorda un serpente che si fosse pentito al momento di mordersi la coda, Ben detto, dottore, davvero, per quanto siamo aggrappati alla vita, perfino una serpe esiterebbe dinanzi all’eternità, Mi faccia il disegno, ma lentamente, È facilissimo, basta prendere il verso, guardando distrattamente si pensa che la mano stia tracciando il terribile cerchio, invece no, noti che non ho chiuso il movimento qui dove lo avevo cominciato, ci sono passato accanto, all’interno, e adesso proseguirò verso il basso fino a tagliare la parte inferiore della curva, in fondo sembra proprio la lettera Q maiuscola, niente di più, Che peccato, un disegno che prometteva tanto, Accontentiamoci con l’illusione della somiglianza, ma in verità le dico, dottore, se posso esprimermi in stile profetico, che l’interessante della vita è sempre stato proprio nelle differenze.”

La premessa letteraria merita perlomeno una spiegazione, se non altro per chi non ha abbastanza anni o sufficiente memoria per ricordarsi gli antefatti.

Anno 2006, la Lube Banca Marche allora di casa a Macerata vince il suo primo scudetto contro i campioni uscenti della Sisley Treviso, dominando gara 5 dopo una serie all’insegna dell’assoluto equilibrio. Potremmo fermarci qui, ma la statistica decide di giocare un brutto scherzo ed ecco che notiamo come quella Lube, al tempo, avesse la sua asse portante in un opposto serbo di 27 anni, un centrale – anche lui serbo – di 31, e nel libero titolare della nazionale italiana, pugliese, di 33. Atanasijevic-Podrascanin-Colaci come Miljkovic-Geric-Corsano, esattamente dodici anni dopo, con numerose analogie e Civitanova, suo malgrado, costretta a cambiare ruolo e vestire i panni di coprotagonista che fu di Treviso al tempo: un gruppo già vincente, che gioca a memoria, ma arrivato svuotato nella partita più importante, maltrattato da colei che è stata, senza ombra di dubbio, la squadra dominante della stagione.

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“Che ne sarebbe di noi se non esistesse il deleatur, ha sospirato il revisore”

Gli dèi del volley non hanno avuto, dunque, la stessa sfrontatezza di Raimundo Silva: nessuna negazione di troppo ha impedito che la tanto attesa prima volta di Perugia prendesse pieghe pericolose, ricalcando anzi il precedente storico in numerosi aspetti. A cominciare da Aleksandar Atanasijevic, MVP delle finali così come lo fu al tempo Ivan Miljkovic. Della pesantissima eredità che Bata si è accollato dopo il saluto del fenomenale opposto di Nis parlammo già alcuni mesi fa; posto che il paragone tecnico tra epoche diverse è sport da tastiera spesso inutile – e dodici anni nel volley attuale sono un’era geologica – e ribadito l’ovvio talento offensivo di Atanasijevic, continuo a ritenere Miljkovic di altra categoria in termini di carisma, presenza in campo e personalità (parliamo di uno che a 21 anni vinse un’Olimpiade da MVP e che nel 2005-2006 fu praticamente ingiocabile per gli esseri umani), ma le similitudini sono evidenti così come il background di entrambi, ritenuti da più parti, per il campionato italiano, troppo poco incisivi nei momenti cruciali prima di appiccicarsi quel pezzetto di stoffa sul petto.

Forzando ancora di più la mano sul paragone, ritengo la Perugia di quest’anno di qualità complessiva decisamente superiore alla Macerata di allora, che ruotava attorno allo strapotere di un giocatore e nelle difficoltà ebbe la capacità – e un po’ di fortuna – di trovare risorse di supporto insperate (vedi alla voce Renaud Herpe, mai più visto a quei livelli). La Sir ha invece messo in campo un sistema corale in cui tutti gli elementi coinvolti hanno trovato il modo di esprimersi al meglio, orchestrati da un De Cecco come di consueto illuminante ma mai così continuativamente lucido e innescati dalla sicurezza portata in seconda linea dall’inserimento di Massimo Colaci, a ulteriore dimostrazione (qualora ce ne fosse bisogno) che, più delle percentuali, la differenza in trincea la fa la leadership di chi quella trincea la guida, ed in questo il piccolo Max è stato un gigante.

Con queste premesse, anche chi sulla carta compariva alla voce anelli deboli (Anzani) ha cacciato fuori dal cilindro un’annata di profilo altissimo e le discontinuità di Russell sono state abilmente tamponate da un Berger presente alla chiamata, la puntualità di Zaytsev nel rush finale – dopo aver fatto quasi pace con il ruolo di martello – ha fatto il resto. Capitolo a parte meriterebbe Marko Podrascanin, salvato in rubrica alla voce sentenza e per il quale si sono esauriti gli aggettivi, capace com’é di essere mostruosamente determinante in qualsiasi squadra da quando aveva 19 anni, una costanza di rendimento nel ruolo con pochi eguali al mondo, finalmente benedetto da un palleggiatore in grado di esaltarne prepotentemente le caratteristiche.

La Sir non ha ancora ultimato la stagione, settimana prossima la aspetta la Final Four di Champions League a Kazan dove avrebbe – padroni di casa permettendo, molto permettendo – l’opportunità di detronizzare i dominatori pluriennali del torneo e completare un Grande Slam senza eguali. L’impresa appare complessa, di certo Perugia potrà giocare a mente libera e qualora non arrivasse il risultato resterebbe in ogni caso una stagione pazzesca. Sarà ad ottobre prossimo che capiremo se avrà le spalle abbastanza larghe per reggere il peso della riconferma. Ma è lecito, per Gino Sirci come per i ragazzi, non pensarci ora.

“Da Lisbona a Vladivostok”, disse proprio il presidentissimo, di ritorno dall’argento di Champions, non più tardi di un anno fa. Manco a farlo apposta.

Photo Credit: Legavolley.it

Modena Capitale, Perugia Bene o Male, anche.

Non vi voglio ammorbare con numeri e statistiche. Non ha senso per questo tipo di partita. Potrebbero collocarmi faziosamente da una parte come dall’altra, sia nel caso in cui dicessi che Perugia non vince contro Modena da ben 14 partite (contando anche l’amichevole del torneo di Gubbio, che per i Sirmaniaci, credetemi, CONTA), sia se facessi notare che tanto a questo punto dei giochi a Perugia non importa, guarda tutti dall’alto di un primo posto assicurato in Regular Season.
A discapito della mera statistica, conta tutto per chi è in campo e sugli spalti.

Modena viene da uno di quei periodi neri come la pece, in cui una sola catastrofe è l’inizio di un domino alla cui fine c’è Fabio Donadio che si toglie la giacca di Team Manager per rimettersi la divisa del libero. La Modena che il 17 dicembre 2017 aveva sconfitto Perugia tra le file del PalaEvangelisti era carica e diversa, al netto delle catastrofi e degli infortuni.
Per Perugia, invece, quant’è bella questa giovinezza di prospettive. E non è nemmeno vero che del doman non c’è certezza, perchè con due trofei stagionali nella bacheca di Gino Sirci, che non avrà vinto quanto Osmany Juantorena ma ce ne faremo tutti una ragione, forse non la certezza, ma il profumo di un triplete nell’aria si potrebbe cominciare a sentire

Eppure con Modena non riescono a spezzare la maledizione, e anche se per il momento la matematica è dalla loro parte, ci sarà un giorno in cui la matematica lascerà spazio al destino, grato o infame che dir si voglia. Ci sarà un momento in cui il lavoro sporco andrà fatto dalla parte di campo perugina, che nel particolare caso delle scorsa domenica non è riuscita ad approfittare del calo modenese nel secondo e quarto set. Portati al tie break per ballare tutti una splendida “paranza della battuta sbagliata”, e poi subire tantissimo da parte di Holt e Urnaut, MVP di grande merito. Anche i 30 punti di Atanasijević, l’opposto che vorrei se fossi ancora una palleggiatrice e l’opposto che Luciano De Cecco si merita, non sono riusciti a finalizzare il risultato. E nemmeno la spettacolarità di Max Colaci in difesa, Max che ha un viso diverso da quando gioca a Perugia, con la voglia di battere a tappeto quel campo che sprizza da ogni poro. Poco male Zaytsev e Russell, mai decisivi ma neanche indifferenti.
Dalla parte gialloblu un ottimo Bruno in distribuzione e difesa, granitici a muro i centrali Holt e Bossi, di cattiveria il giovane Argenta in posto 2 e un eccezionale Tine Urnaut, costante durante tutto il match. Ngapeth pervenuto come RDS nel Basso Polesine, a tratti.

Non sappiamo, a questo punto quando sarà il momento decisivo fra le due squadre, perchè nel gioco dei playoff o vinci o muori, sappiamo solo che quando arriveremo quel momento e se quel momento sarà una finale la soluzione per Perugia è solo una, per Modena invece 15, 16 o 17.

La Sorellanza

Photo Credits: Modena Volley

PDM – XVII^ giornata

Più puntuali di una ramanzina di Claudio Galli, eccoci pronte con la PDM riguardante la quarta giornata di ritorno della SuperLega UnipolSai.

Assenti di questa giornata la BCC Castellana Grotte e la Diatec Trentino, che giocheranno la loro partita mercoledì 24 al PalaFlorio. Lo stesso impianto che ospiterà la Final 4 di Coppa Italia pochi giorni dopo (argomento sul quale torneremo molto presto).

Doppia doppietta per questa diciasettesima giornata. La Revivre Milano e la Taiwan Excellence Latina, impegnate con le teste di serie di questo campionato, ci regalano questa combo meravigliosa.

Percentuali Di Merda per la ricezione e per il servizio per Milano. La seconda linea milanese mette in saccoccia un discreto 30% di rice positiva, 15% di rice perfetta, 7 errori diretti su 82 palloni totali. Unico ricettore quasi sufficiente: Klemen Cebulj. Dalla linea dei nove metri, invece, i ragazzi di coach Giani regalano un set intero alla Sir Safety Conad Perugia (25 errori diretti) mettendo a segno solamente 5 aces.

I restanti due premi vanno, invece, a Latina. Sottile ci prova ma gli attaccanti a mala pena rasentano il 4 in pagella: 36% di efficienza in attacco, 5 errori diretti, 10 muri subiti su 69 giocate. Male in generale a rete per gli uomini di Di Pinto, solo 3 i muri realizzati.

Ricordiamo a tutti il big match di domenica al PalaTrento: i padroni di casa ospiteranno i campioni d’Italia in diretta tv (Rai Sport, ore 18).

La Sorellanza

Ph Credit: Powervolley Milano

#LaSorellanzaInternescional: la cronaca europea di Perugia-Civitanova

Eccoci qua, siamo arrivate anche in CevChampionsLeague. Alcuni la chiameranno fortuna (che comunque serve sempre nella vita), altri la chiameranno paraculaggine, io semplicemente sono grata di aver trovato persone come Simone Camardese e tutto lo staff della Sir che ci hanno dato fiducia dall’inizio della nostra avventura e, permettetemi, sono pure orgogliosa, perchè mi sento apprezzata in quello che più mi piace fare, ovvero scrivere di pallavolo.

Tolta questa piccola parentesi sul filo dell’egocentrismo, veniamo alla palla giocata, che per l’occasione sveste i classici colori gialloblù per lasciare posto al gialloverde di europea competizione. Il sorteggio, va detto, non è stato molto favorevole alle squadre italiane: Lube e Sir, capitate nello stesso girone, si affrontano nella prima partita della ChampionsLeague 2017-2018. Molti di voi penseranno, “capirai, l’esito di una partita su (quante minkia sono?) cosa vuoi che cambi” e in parte è pure vero; questa, però, non è soltanto una delle tante partite di girone, no. Questa si porta dietro un’eredità pesante, quella che parte dalle semifinali di Champions di aprile, passa attraverso la Supercoppa dello scorso 8 ottobre e arriva al turno di Superlega dello scorso 26 novembre. Proprio a ottobre la Sir aveva festeggiato il suo primo trofeo proprio contro i marchigiani, nel loro palazzetto, per poi venire spazzata via dai cucinieri come le foglie autunnali nel vento, non più tardi di una decina di giorni fa. In questa partita c’è molto di più in gioco: c’è la voglia della Lube di continuare a tenere sotto pressione la Sir, anche in vista del campionato dove viaggiano a braccetto sin dall’inizio; c’è, da parte perugina, la necessità di dimostrare che c’è molto di più di quanto visto in campionato all’Eurosuole.

L’inizio è quello tipico dei derby organizzati dai peggiori bar di Caracas: al momento del sorteggio Civitanova sceglie il lato di campo presidiato dal settore dei Sirmaniaci.

Fatta questa dovuta premessa di colore, la Lube si presenta come l’avevamo lasciata: Micah Christenson in regia in diagonale con Sokolov, Sander e i suoi baffi in coppia con Osmany Juantorena e i suoi capelli usciti da un episodio di Mad Men, al centro Stankovic-Cester, l’ovvio libero Grebennikov. La Sir schiera De Cecco-Atanasijevic, Russell assieme alla novità dell’ultima ora (Berger), Podrascanin e Anzani al centro, Colaci libero.

I due palleggiatori fanno capire subito che il loro gioco si svilupperà principalmente al centro e si procede così punto a punto fino a metà set, ma sulla P2 della Sir, con Russell in ricezione in posto 6, avviene un bagno di sangue. La Lube scappa avanti 19-14, Lollo Bernardi corre ai ripari inserendo Zaytsev al posto di Berger mai entrato in partita. E’ a questo punto che sale in cattedra Atanasijevic, che con un break al servizio porta il set ai vantaggi; nonostante lo spirito da gladiatore del serbo, però, la Lube si porta a casa il primo parziale 30-28.

Nel secondo set, abbandonata l’idea di Berger, Bernardi conferma Zaytsev e Bata riprende a martellare ricezione e difesa biancorossa, portando i suoi compagni avanti 7-2. Com’è il detto? Chi ben comincia… e invece no. La Lube sistema il muro e, nonostante il tentativo di Juantorena di accoppare Cester, recupera lo svantaggio e si porta in saccoccia pure il secondo parziale per 25-20, chiuso da una doppia fischiata a Zaytsev dopo una grande difesa di Bata su un termosifone lanciato da Sokolov. Piccola parentesi: come a Ravenna, pure a Perugia due stufette da Curitiba avrebbero fatto comodo, mannaggia a voi e al non poter stare un paio d’ore senza uscire a fumare lasciando le porte spalancate.

Si parte con il terzo set e torna alla mente di tutti quella maledetta domenica 26 novembre, soprattutto alle tre bande di Perugia, che non riescono a mettere palla a terra lasciando De Cecco a dover sviluppare il gioco solo per metà lunghezza della rete. Allo stesso modo, si sa che la pallavolo non ha regole, che la testa dei giocatori è strana, che basta un niente per svoltare la partita. Non so per loro, o per il pubblico, ma a mio avviso la svolta porta il nome di Luciano De Cecco: tuffato in scivolata per difendere un pallonetto e messo fuori gioco dal tocco del compagno che scendeva da muro, si trova la palla sopra la testa e cosa fa? Manda via tutti e la palleggia in 4, rovesciata e da seduto. Una roba da rivedere all’infinito. Il parziale lo chiude Potke con un muro sontuoso. 25-23 e partita riaperta.

Ora gli equilibri si sono spostati, non ci sono più certezze. Dopo un inizio a favore della Lube, la Sir recupera e sorpassa i marchigiani grazie al ritrovato muro, con Zaytsev e Potke che ne stampano tre di fila. Non si scherza più, il gioco si fa più intenso con grandi difese da entrambe le parti e si gioca tutto su piccoli particolari, su una battuta sbagliata in più (a proposito di battute, per Sokolov non è serata dai nove metri), su un errore in contrattacco, su una sbavatura in ricezione. Ed è così che i padroni di casa allungano a +5 e a farne le spese è Christenson, sostituito da Zhukouski. Il set lo chiude Bata con una parallela da riscaldamento, 25-19 e tie break sia.

Nel parziale decisivo i perugini scappano subito grazie ai turni al servizio di Zaytsev prima e di Atanasijevic poi, la Lube sembra aver esaurito le energie sia fisiche che mentali, tiene solo il solito Juantorena. Si cambia campo sull’8-4 Sir. La squadra di Medei prova a reagire, ma crolla definitivamente sotto i muri e le difese di una Perugia che viaggia sulle ali dell’entusiasmo. Chiude la partita lo straordinario Bata, come è giusto che sia, MVP all’infinito con 34 punti e numeri indecenti per chiunque.

Resta, alla fine, una Lube sprecona, che non riesce a mantenere la giusta tensione agonistica e si spegne lentamente come una candela facendosi sfuggire l’occasione di chiuderla in tre set. Dall’altra parte una squadra compatta che, nonostante ancora grossi problemi sull’attacco in posto 4, non molla mai, a differenza della scorsa stagione, trascinata da un grande guerriero serbo di nome Aleksandar Atanasijevic. L’esito di questa partita conterà assai poco nel contesto del girone, ma noi lo spettacolo, noi, ce lo siamo proprio goduto.

La Sorellanza

Photo Credit: Sir Safety Perugia Volley Club

PDM – V^ e VI^ giornata

Volevo iniziare questa doppia rubrica scusandomi per la mancata pubblicazione delle PDM della scorsa giornata. Giocare ogni tre/quattro giorni non ha aiutato a combinare la nostra passione con gli appuntamenti quotidiani della vita. Solo per questa occasione (si spera) faremo un riassunto veloce della quinta giornata per metterci in pari:

  • In questa stagione mai nessuno ha fatto peggio della Gi Group Monza, impegnata nel difficile match al PalaEvangelisti. Grazie anche ad un’ottima Sir Safety Conad Perugia, che al servizio mette a segno 12 aces con 10 errori, crolla la ricezione di Monza: 20% di positiva, 11 di perfetta e 12 errori diretti.
  • Con 20 attacchi realizzati su 63 palloni giocati, gli uomini di Falasca chiudono una partita da dimenticare in fretta con un 32% di attacco di squadra. Neeeeeext!
  • La Biosì Indexa Sora si conferma specialista del fondamentale ma migliora rispetto alla scorsa giornata. In un’ora e 17 minuti di gioco riesce a mettere a segno BEN 2 muri vincenti (Nielsen Rasmus Breuning e Mattia Rosso).
  • Giornata che termina con tre pari meriti al servizio: la Diatec Trentino e la Taiwan Excellence Latina segnano 20 errori e 3 soli aces, mentre la Biosì Indexa Sora 16 errori e un solo aces.

Ora passiamo ad analizzare con più calma la sesta giornata di campionato. Ancora una sconfitta per la Diatec Trentino che sprofonda in classifica generale e appare sempre più in crisi. Però una nota positiva c’è: finalmente si rivede in campo Uros Kovacevic. Ottima la prova della Calzedonia Verona al PalaTrento. Big match al PalaPanini, concluso con la sesta vittoria di fila della Cucine Lube Civitanova sull’Azimut Modena. C’è chi dice che non vede l’ora di vedere la prossima e chi non ne poteva già più dopo le semifinali Scudetto dell’anno scorso. In ogni caso, la sfida si ripeterà sabato 28 gennaio in occasione delle semifinali di Coppa Italia. Sede ancora ignota. La Sir Safety Conad Perugia si conferma capolista nonostante il turnover effettuato sul campo di Sora. Un’altra bella conferma è la Bunge Ravenna, che vince il match contro la Kioene Padova e si piazza terza in classifica generale con una partita in meno. Si riprende la Gi Group Monza dopo la batosta al PalaEvangelisti e vince 3-0 sulla BCC Castellana Grotte. Successo anche per la LPR Piacenza sulla Revivre Milano (3-1 e 40.8 di Abdel-Aziz al Fantavolley) e per la Tonno Callipo Calabria Vibo Valentia sulla Taiwan Excellence Latina (3-2).

Interessante la sfida al Pala Banca di Piacenza per la PDM in ricezione. Da una lato LPR con il 39% di ricezione positiva, 23% di perfetta ed 11 errori diretti. Dall’altra la Revivre col 37% di ricezione positiva, il 16% di perfetta e 8 errori diretti. Dopo un’attenta analisi e una votazione democratica abbiamo deciso di consegnare il premio di giornata a Milano, con l’unico scopo di poter usare quel tocco di manzo di Andrea Giani come  immagine di copertina.

Alti e bassi in casa della Kioene Padova che ripete, questa volta contro la Bunge Ravenna, la percentuale di attacco di squadra già incassata durante la prima giornata di campionato a Perugia: 38% complessivo, 36 punti realizzati su 95 palloni giocati, 14 errori diretti e 10 muri subiti.

Ancora una volta monster block vince la Biosì Indexa Sora. In poco meno di due ore, ben 5 muri vincenti (Caneschi, Fey, Rosso, Seganov e Petkovic). In crescita.

Mentre la Tonno Callipo Calabria Vibo Valentia ci confeziona, con un enorme nastro giallo rosso, un bellissimo regalo: 30 errori al servizio in un solo match. Abbiamo letto e riletto il tabellino e continuano ad essere 30, quindi non ci resta che inchinarci. Imperiali.

Serie discreta di NB:

  • Confermato il risultato della sfida Monza-Vibo Valentia del 29 ottobre dopo l’istanza dei lombardi (1-3);
  • Strano calendario per quanto riguarda la settima giornata di SuperLega. Si inizia mercoledì 8 con l’anticipo Castellana-Piacenza e si conclude mercoledì 15 col big match Perugia-Trento. Su Rai Sport saranno trasmesse in diretta Milano-Vibo venerdì 10 alle ore 20.30 con Marco Fantasia e Claudio Galli e Verona-Ravenna domenica 12 alle ore 18.
  • Inizia la Champions League. Questa settimana la Sir Colussi Sicoma Perugia sarà impegnata col terzo turno della competizione europea: mercoledì 8 alle ore 17 in Bielorussia contro lo/la Shakhtior Soligorsk e domenica 12 alle ore 18 il ritorno al PalaEvangelisti (partite trasmesse da Fox Sports).

La Sorellanza

Photo Credit: PowervolleyMilano

Bata, l’eterno ritorno dei vent’anni

Comincio con un’ammissione di colpa: nello sport, come in tutti gli aspetti della vita, sono sempre stata fortissimamente sentimentale, di quelle che si legano morbosamente ai gesti e ai simbolismi.
Per cui lo ammetto: avendo passato i miei vent’anni ormai da un po’, vedere quel numero 14 sulla divisa serba di Aleksandar Atanasijevic mi ha sempre creato qualche problema.

Intendiamoci, non è colpa sua. Lui quel 14, da Sua Maestà Ivan Miljkovic, lo ha ereditato e fortemente voluto, prendendo sempre il gigante di Nis ad esempio e modello, eppure ci vedevo sempre qualcosa di stridente, come se non potessi superare la rassegnazione, la consapevolezza del fatto che Ivan non sarebbe tornato mai (per ovvi motivi anagrafici, ma sono particolari che ai sentimentali non interessano).

Bata, però, è uno di quei personaggi che questo sport lo amano e te lo fanno amare per osmosi. E’ sanguigno, puro, empatico, emozionale, entusiasta, uno che la partita la vive appieno, con sfumature vicine a quelle di un tifoso e lo dico nel senso più positivo del termine. Tifosi con cui stringe un legame viscerale, come a Roma, subito dopo la finale di Champions League persa contro lo Zenit Kazan, quando si diresse verso il settore della Sir per cantare assieme a loro nonostante una sconfitta, invero, quasi scritta in partenza, considerato il valore della corazzata russa. Come a Civitanova una ventina di giorni fa dopo la finale di Supercoppa, il primo trofeo vinto da Perugia, una Perugia mai così “sua” sotto il profilo emozionale prima ancora che prettamente pallavolistico.

L’opposto della Sir viene da un’estate difficile, vissuta nell’inaspettata ombra di Drazen Luburic, preferito a lui da Nikola Grbic per questioni tecniche probabilmente legate a una maggiore duttilità a tutto campo di colui che, almeno fino a giugno, era unanimemente quanto ovviamente considerato la seconda scelta. La Serbia, lo sappiamo, si è portata a casa un bronzo europeo, che poteva essere molto di più se non avesse perso la testa tra quarto e quinto set della semifinale. Ecco, non so come l’abbia presa Bata: per quanto uomo squadra – e su questo mi ci giocherei la casa – stare nel box delle riserve non gli si addice, e credo lo sappia anche lui.

Per questo, forse, pare aver rovesciato tutta la frustrazione estiva in queste prime giornate di Superlega. L’ha presa, ribaltata, trasformata in positivo, utilizzata per redimere la sua estate in ibernazione macinando la sua solita dose di punti e limando i suoi difetti. Domenica scorsa, dopo aver rullato Verona, ha detto ai microfoni della tv umbra che in difesa fa ancora cagare; il francesismo rende ancora l’idea, eppure lui ci prova, a volte a caso, occasionalmente rischiando di decapitare qualche compagno, però con nobili intenzioni, così come a muro resta fallace (fermo restando che gli esterni con un buon posizionamento e piano di rimbalzo nel fondamentale sono al momento pochissimi al mondo), ma con l’impegno di uno che sente di dover perdonare qualcosa a se stesso.

Per tutto questo, per l’estrema ed immediata esigenza di riscattarsi, l’ho preso ad occhi chiusi al Fantavolley.

Bata ha la spontaneità e la spregiudicatezza istintiva di quei vent’anni che, credo, non lo abbandoneranno mai. Nei lineamenti, nel movimento del tutto personale del servizio (con il braccio sinistro che per un attimo sembra voler arginare la foga del destro), in quello splendido mulinello d’attacco in diagonale, nell’ansia perenne da richiesta di videocheck che a tratti lo riempiresti di mazzate.
Uno di quei personaggi necessari, perché con la loro entusiasta irruenza ci tengono ancorati all’aspetto più ludico e puro del gioco, e ci portano a cantare assieme a loro.

Break Point

Photo Credit: Margherita Leone

Letters to Juliet, la SuperLega a Verona

La giornata inizia con le solite imprecazioni causa treni regionali in ritardo che ogni volta rischiano di farti saltare le coincidenze. Fortunatamente il macchinista del treno è un pilota di Formula1 mancato e riesce a recuperare buona parte dei ventisei minuti di ritardo. Espletate le funzioni di rito per chi viene a Verona, ovvero toccare il seno alla statua di Giulietta, mi dirigo verso l’AGSM forum sotto una pioggia torrenziale.

Trasferta bagnata, trasferta fortunata. Per me lo è stata sicuramente, anche e soprattutto grazie all’opportunità e alla disponibilità della BluVolley Verona, che ringrazio nuovamente. Purtroppo per i padroni di casa lo è stata anche per la Sir.

Iniziamo col dire che bisognerebbe rivedere il colore delle maglie da riscaldamento della Calzedonia, vestita di diverse tonalità di giallo che fa molto pièce teatrale di “Cinquanta sfumature di limone” (il colore) patrocinata dal dottor Gibaud, considerata l’elevata percentuale di giocatori veronesi fasciati. Non a caso, Mitar Djuric è ancora fuori per infortunio.

“Cinquanta sfumature di limone”

Verona parte dunque con Spirito-Stern, Pajenk-Birarelli, Maar-Jaeschke, Pesaresi, mentre Lollo Bernardi punta sulla formazione tipo: De Cecco-Atanasijevic, Podrascanin-Anzani, Zaytsev-Russell, Colaci.

Il primo set si apre con un evento eccezionale: una doppia di Luciano. Nonostante questa piccola défaillance, il palleggiatore argentino fa girare bene la sua squadra mettendo in difficoltà i centri di Verona, che si trovano così quasi sempre in ritardo a muro. Dall’altra parte Spirito prova a fare lo stesso, ma la Sir opera una guardia altamente organizzata, toccando quasi tutti i palloni. Molto bene il regista ligure con le pipe, a tratti bravissimo in finta. Talmente bravo che a fine set frega pure Stern.

Il primo parziale si chiude 25-16 per gli umbri; da segnalare l’ottimo ingresso di Shaw, che si presenta con un muro tetto a uno e un attacco di prima intenzione su una palla vagante a filo rete.

All’alba del secondo set pare doveroso soffermarsi su un particolare inquietante: i baffi di Aaron Russell. Probabilmente questo nuovo look influenza la sua percezione delle misure del campo visto che in più occasioni si toglie dalla ricezione valutando erroneamente il servizio avversario, che puntualmente cade in campo. Nonostante il crollo in seconda linea rispetto al primo parziale, Verona pare più organizzata e lotta punto punto, trovandosi anche in vantaggio in più occasioni. Poi però sale in cattedra Atanasijevic (votato MVP dell’incontro) che si carica sulle spalle la Sir e, nonostante un tentativo di sopprimere Colaci andando a difendere una palla a caso, in attacco e soprattutto al servizio (con tre ace consecutivi) ribalta la situazione, portando Perugia avanti di due set con il parziale di 25-21.

Quando per Halloween decidi di travestirti da Taylor Sander olimpico.

Il terzo atto si apre con una novità in casa Verona: Manavi al posto di Maar. Come nel set precedente, Verona tiene bene nella prima metà, soprattutto grazie alla bella intesa tra Spirito e Pajenk. Il cambio in banda per gli scaligeri non porta però i benefici sperati da Nikola Grbic, che sul 14-20 ributta in mischia il canadese sperando di averlo scosso, ma il suo ingresso non fa altro che proseguire il bagno di sangue della ricezione gialloblù. Si fa ormai tardi per raddrizzare la partita, 25-19 Sir e fine dei giochi.

Da segnalare il primo arbitro Goitre che, probabilmente deluso per non aver mai ricevuto richiesta di videocheck da parte di Atanasijevic, decide di fare da sé chiedendo la verifica su un servizio in-out di Spirito.

In una giornata che ha largamente rispettato i valori di forza in campo, vorremmo chiudere rivolgendo un pensiero e un fortissimo abbraccio alla famiglia di Giuseppe Costantino, scomparso ieri per un malore poco prima dell’inizio di Lube Civitanova – Bunge Ravenna.

La Sorellanza