Archivi tag: Superlega

#TRIBUNA STAMPA: SIENA – CASTELLANA

Ebbene sì, a volte ritornano e in questo caso per vari motivi.
In primis perché Siena ha riportato il massimo campionato di pallavolo nella mia regione, quindi un po’ ci sono affezionata; aggiungiamoci l’ambiente informale e tutto lo staff molto disponibile, infine perché oggi c’è una sfida che sa tanto di anticipo dei futuri play-out proprio fra le due squadre neo promosse nella massima serie (altra grande novità di quest’anno, il ritorno della retrocessione). Il mio prossimo obiettivo sarà quello di convincere gli amici che gestiscono il palazzetto a riscaldare l’ambiente, diversamente potrei suggerire al reparto marketing di sfruttare questa temperatura, che previene la formazione delle rughe, come incentivo per far aumentare gli spettatori alle partite.

L’Emma Villas torna in campo dopo due settimane dalla prima vittoria in Superlega (ricordiamo a tutti che la partita contro la Lube, che si sarebbe dovuta disputare domenica 25 novembre, è stata giocata mercoledì 14 per permettere ai marchigiani di partecipare al mondiale per club in Polonia) e forse questa sosta “forzata” non è capitata nel momento migliore, visto che va un po’ a spezzare l’entusiasmo, specie se ci aggiungiamo le voci insistenti che danno Radostin Stoytchev sulla panchina toscana al posto di un Cichello che pare essere sul filo dell’esonero: dopo la partita persa contro Verona al tie-break, infatti, il clima al Palaestra si fa ancora più pesante (freddo, in senso letterale, lo è già).

La BCC Castellana Grotte si presenta a questo match con una partita in meno e in cerca della prima vittoria in Superlega, finora in difficoltà in trasferta, ma fra le mura casalinghe più incisiva dove è riuscita a trascinare al quinto set sia Modena che Trento. Ha (ri)portato finalmente in Italia Marco Falaschi, che si affida molto al suo opposto Renan Buiatti e può contare sull’esperienza e la solidità di Zingel al centro. E’ anche una partita ricca di emozioni per Paolo Tofoli, che ritorna a Siena da ex e che proprio sulla panchina della squadra toscana ha ottenuto il suo primo successo da allenatore vincendo la coppa Italia di A2.

Emma Villas in campo con il 6+1 titolare, per la BCC Castellana Grotte fuori De Togni (che era in forte dubbio già dalla vigilia) e dentro Scopelliti. Il primo set è una girandola di emozioni, si va punto a punto fino ai vantaggi con i padroni di casa più organizzati in difesa e con un muro più incisivo rispetto ai pugliesi. Alla fine la spuntano i toscani per 30-28. Nel secondo set gli ospiti provano a scappare via dall’inizio, ma vengono ripresi subito. I ragazzi di Tofoli pagano l’eccessiva fallosità in tutti i fondamentali: attacchi fuori, ricezione che traballa, poco reattivi in difesa e battute poco efficaci. Siena mette la freccia e accelera e, nonostante un tentativo di aggancio di Castellana sul finale di set, si aggiudica anche il secondo parziale per 25-23. Anche nel terzo set i pugliesi partono in vantaggio portandosi sul +5 e questa volta, complice una Siena un po’ distratta che tiene botta solo con i centrali, riescono a portarsi a casa il parziale per 25-21. Il quarto set parte con una novità: Michele Fedrizzi in campo al posto di Maruotti. Hernandez fa il bello e il cattivo tempo e passa dall’essere trascinatore al buscare sonore stampate a muro (anche perché di là non c’è “Ciccino d’Avane” cit. Il Magro) e poi ancora trascinatore, così in loop per tutto il set fino alla vittoria della Emma Villas, che così allunga in classifica su Castellana. MVP della partita il cubano, cercato molto da Marouf nell’ultimo parziale con ottimi risultati, anche se vorrei segnalare la grande prestazione di Andrea Giovi sia in ricezione (dove ha chiuso con un 62% di ++) che in difesa.

A questo punto potremo dire che La Sorellanza porta bene a Siena, passando pure dalla vittoria da 2 punti a quella piena da 3.

Concludo con qualche annotazione personale, come sempre:

-bellissimo lo spicchio di palazzetto che a ogni match viene dedicato ai piccoli pallavolisti, ieri tutto in arancio.

-capisco che Wlodarczyk, come tutti i polacchi, abbia un cognome che pare un codice fiscale e sbagliare la stampa sia un attimo (Vibo insegna) però se mi scrivete Wlody io, che ho una mente contorta, sto tutto il tempo a pensare a Woody di Toy Story.

-qua ci coccolano con il braccialettino dell’hospitality (segnalo una pappa col pomodoro buonissima) e siccome prossimamente sarò in altri campi della Superlega vorrei lanciare un messaggio: “Meno esultanze sui tavoli, più cibo per la tribuna stampa”.

Grazie come sempre a Chiara, Gennaro e a tutto lo staff della Emma Villas per la disponibilità.

#TribunaStampa: Siena-Milano, il primo acuto dell’Emma Villas

Ripartiamo con il nostro valzer in giro per i palazzetti della Superlega con la sfida tra Emma Villas Siena e Revivre Axopower Milano. In verità abbiamo già assistito ad altre partite (tra cui la due giorni di Supercoppa), ma solo da semplici spettatrici, giusto per goderci questo nuovo inizio di campionato con tanti nuovi e importanti giocatori ad arricchire il livello già molto alto. Uno di questi lo ritroviamo proprio nella neo promossa Siena e chiaramente stiamo parlando di Saeid Marouf. Il palleggiatore iraniano è uno dei più talentuosi degli ultimi anni, uno che incarna alla perfezione la definizione di “genio e sregolatezza“, uno di quelli con cui ogni attaccante vorrebbe giocare perché la sua imprevedibilità, che spesso rasenta la follia, ti fa mantenere in campo una costante attenzione: potresti ritrovarti un missile terra-aria sparato da posizioni impossibili, impensabili per chiunque. Non per lui.

Ritroviamo una Siena con tanta voglia di vincere la loro prima partita, un tabù che sta diventando quasi una frustrazione (lo confermano le lacrime versate da Hernandez al termine della partita tiratissima con Verona di 10 giorni fa) perché il potenziale c’è eccome: la tecnica di Yuki Ishikawa, l’esperienza di Gabriele Maruotti da Fregene (cit.) e di Andrea Giovi, la potenza quasi devastante di Fernando Ramos Hernandez, la solidità dei due centrali Jurij Gladyr e Vincenzo Spadavecchia che è al suo esordio da titolare in una massima serie (anche se ha fatto parte del roster di Molfetta nel campionato 2015/16, ndr) e la già citata genialità di Saeid Marouf. Dall’altra parte una Milano che si era presentata al via della nuova stagione con tante ambizioni più o meno dichiarate dal presidente Lucio Fusaro, ma che ha raccolto veramente poco fino ad ora. Una squadra che è stata rivoluzionata quasi completamente. Fatta eccezione per la riconferma di Andrea Giani alla guida tecnica, della diagonale Riccardo Sbertoli-Nimir Abdel Aziz e di Matteo Piano, il resto è tutto nuovo: sono arrivati gli schiacciatori Stephen Maar e Trevor Clevenot, reduci da un buon campionato nella passata stagione, un Jan Kozamernik che ha fatto vedere ottime cose a Trento, il libero Nicola Pesaresi e, in corsa, Simon Hirsch.

Prima della consueta analisi della partita vorrei fare una piccola digressione a proposito di palazzetti. Il Palaestra è stato concepito per il basket e come tanti altri (vedi il PalaDozza o o il Modigliani Forum di Livorno, che inspiegabilmente non è mai stato preso in considerazione da Lega e Federvolley… sarà nostra premura chiedere a chi di dovere alla prima occasione) ha una visuale perfetta del campo da ogni parte. Dispiace sinceramente vederlo così vuoto anche se 5.500 posti sono tanti, ma confidiamo che la città trovi il giusto entusiasmo per il volley dopo il vuoto lasciato dalla Mens Sana, ripartita dalla serie B e attualmente in A2.

Le due squadre si presentano in campo con le formazioni tipo che procedono durante tutta la partita fra alti e bassi. Partono meglio i padroni di casa che si aggiudicano il primo set grazie a un Marouf lucido nelle scelte (cioè palla a Yuki sempre e comunque che oggi trasforma in oro tutto quello che tocca) e determinante in fase di difesa. Nel secondo parziale Milano sistema ricezione e fase di contrattacco e pareggia il conto dei set, con Sbertoli che fa volare la percentuale d’attacco di squadra al 70%.

Il terzo set lo passiamo con tutto il palazzetto che canta “Nando, Nando, Nando” ed è subito Teo Mammuccari in Libero. Se lo aggiudica Siena più cinica nel cambio palla diretto. Nella squadra lombarda Sbertoli va un po’ a singhiozzo, con palle spesso basse e poco precise per i suoi attaccanti di palla alta (piccola opinione personale: a me Riccardo è sempre piaciuto però ho trovato il suo palleggio un po’ “impiccato” oggi, molto lento in uscita dalle mani soprattutto quando doveva spingere a banda da lontano). Nel quarto Milano spinge al servizio e porta il match al tie break, per la gioia mia e di tutti i presenti che uniamo così il volley a una seduta criogenica e ci manteniamo belli giovani. E poi arriva finalmente, con il giusto pathos perché le cose semplici all’EmmaVillas non piacciono, arriva la prima vittoria in campionato. Una vittoria di squadra, figlia di tutti i giocatori, ma di Yuki un po’ di più.

yuki

Vorrei ringraziare tutto lo staff della EmmaVillas per la disponibilità e in particolare Chiara e Gennaro.

Concludo con due cose: bello eh il Palaestra, ma fossi Bisogno due stufette da Curitiba le prenderei e un abbraccio a Nando, l’unico uomo sulla terra che non ha i calzini spaiati persi in lavatrice come tutti noi comuni mortali, bensì le scarpe.

Simona Bernardini

Photo Credit: @EmmaVillasVolley

Antipasto di SuperLega

Questo weekend a Perugia, nel PalaBarton tirato a lucido con una nuova curva mobile (questa volta meccanica, non come la vecchia San Marco che andava smontata a mani nude per far posto a Emma&Gianni) e il taraflex tricolore, è andato in scena il primo trofeo della stagione: la Del Monte Supercoppa. Da quando si è passati alla formula della Final4, è la prima occasione per vedere i nuovi assetti delle quattro squadre che negli ultimi anni si sono giocate i playoff scudetto e l’apertura ufficiale agli sfottò fra le tifoserie.

Schermata 2018-10-09 alle 10.55.32
Dalla pagina Pallavolo Modena

Facciamo una piccola analisi team per team.

Sir Safety Perugia: è stata un po’ la delusione perché veniva dal triplete, giocava in casa e ha fatto il più grosso colpo di mercato, portando Wilfredo Leon nel nostro campionato. Delusione soprattutto per tifosi e presidente. Anche se in due partite ha raccolto solo un set, la partita con Trento è stata, a nostro avviso, quella più bella di tutto il torneo. I problemi maggiori si sono riscontrati nell’assetto in ricezione, ma è normale visto che i ragazzi a causa dei mondiali appena svoltisi, hanno fatto solo pochissimi allenamenti insieme. Luciano è parso subito in palla sia con Ricci che con Galassi, ancora lontana invece l’intesa con Leon: ma, per quel paio di pipe col perfetto timing viste nella finalina, quando arriverà saranno gioie per i Sirmaniaci e dolori per la linea difensiva degli avversari. In compenso il cubano-polacco ha sdoganato un nuovo 127 km/h in battuta: amici, abbiamo visto tante partite live, ma Wilfredo al servizio la prende talmente alta che arriva in faccia con un angolo tale che è quasi impossibile tenerla. Caschi per tutti!

Cucine Lube Civitanova: delle quattro è quella che non ha giocato con la formazione tipo. Con Sokolov ancora fuori dopo l’intervento chirurgico che gli ha fatto saltare anche i mondiali in casa, ha giocato opposto Simon, e Juantorena si è preso un po’ di riposo nella finalina. A nostro avviso però il problema maggiore dei biancorossi è stato Bruno. Lontanissimo dalle prestazioni a cui ci aveva abituato, sta proseguendo il suo momento opaco visto ai mondiali: alzate imprecise, intesa con i compagni in alto mare e poco reattivo in difesa. Che sia proprio questo il motivo che ha spinto la società a cercare D’Hulst a pochi giorni dal via della Superlega? Chissà! Sicuramente il belga ha giocato con una buona qualità. Un altro punto interrogativo è Balaso: lo aspettiamo sulla distanza perché capiamo che è giovane e alla prima esperienza in un grande club, dove non è semplice tirare fuori la personalità con compagni di tale caratura.

Itas Trentino:  la sorpresa più bella di questa Supercoppa! Ha giocato la prima partita a livelli altissimi, con un gioco fluido e un muro-difesa organizzato. Giannelli, assoluto padrone del campo nella sua nuova veste di capitano, ha distribuito il gioco in maniera perfetta. E poi c’è lui, Jenia Grebennikov, che con difese spettacolari ha fatto quasi dimenticare la sobrietà della sua nuova divisa. Sicuramente il suo arrivo a Trento ha dato una boccata d’aria alla seconda linea che nell’ultima stagione aveva sofferto molto, ma resta il problema nelle rotazioni in cui sarà in posto 1, dove Kovacevic, Russell e Van Garderen saranno messi sotto pressione dal servizio avversario: se tengono ci sarà da divertirsi.

Azimut Modena:  ne parlavamo giusto sabato mattina con alcuni addetti ai lavori e tutti eravamo concordi che sarebbe stata Modena quella che avrebbe trovato per prima l’assetto. I meccanismi non sono ancora ben oliati, però si è portata a casa il primo trofeo della stagione grazie a un gioco corale e soprattutto ad un meraviglioso Micah Christenson, premiato giustamente come MVP della manifestazione, che ha dato la sensazione di giocare con questi compagni da una vita ed è stato il vero trascinatore dei gialloblù (ogni riferimento a chi scrive di volley su giornali rosa e blog non è puramente casuale!). Molto bene il giovane polacco Berdnorz, anche se qualcuno dovrà spiegargli che chiedere incitamento ai Sirmaniaci non è una mossa molto astuta.

 

Schermata 2018-10-09 alle 11.14.50
Non di certo Leon la vera rivelazione del weekend, ma il profilo fake @maulocantoni!

 

Archiviato il primo torneo stagionale, inizia la SuperLega e anche quest’anno La Sorellanza al completo sarà con voi per seguirla insieme. Non sarà la stessa cosa, invece, per i nostri amici del FantaVolley, ai quali auguriamo di tornare presto su questi schermi: le percentuali di merda non possono rimanere fini a loro stesse!

Storia dell’assedio di Perugia

C’è un libro magnifico di Josè Saramago, che lessi qualche anno fa e che mi tolse anima, cuore e svariati ettolitri di lacrime. Lo definirono la più bella storia d’amore mai scritta e, qualora tale affermazione non fosse vera, è comunque molto vicina ad esserlo.

Racconta di un uomo ordinario, Raimundo Silva, un anonimo revisore di bozze che, nel correggere il testo di un saggio, Storia dell’assedio di Lisbona, in un impeto di intraprendenza e senza alcuna parvenza di logica decide di inserire una negazione all’interno di un passaggio cruciale del libro, stravolgendone di fatto il significato.

Mentre il revisore attende inquieto le ripercussioni conseguenti alla folle iniziativa, è proprio la funzionaria della casa editrice, chiamata a giudicare e prendere provvedimenti sul falso storico creato da quel “non” inserito inappropriatamente, a rimanere colpita dalla sfrontatezza inaspettata dell’uomo. Non prenderà provvedimenti disciplinari nei suoi confronti, al contrario lo spronerà a scrivere una sua, personalissima, storia dell’assedio, una storia in cui i Crociati non aiuteranno i portoghesi. Lo spingerà oltre i propri limiti, a sostenere quella negazione di troppo, rimanendo fedele al proprio gesto.

Ora, mettiamo il caso che ci sia una squadra ad un passo dal suo primo scudetto dopo una stagione dominante e dopo anni di investimenti di peso. Cosa farebbero gli ipotetici dèi del volley, in una domenica di maggio del 2018, se fossero chiamati a decidere le sorti di questa squadra considerando che, esattamente dodici anni prima, si era verificata una situazione molto simile, quando non identica, a quella dei giorni nostri? Cosa succederebbe se i suddetti dèi rivedessero il ricorso storico della trama e venisse loro in mente di inserire un deleatur?

“Ha detto il revisore, Sì, il nome di questo segno è deleatur, lo usiamo quando abbiamo bisogno di sopprimere e cancellare, la parola stessa lo dice, e vale sia per lettere singole che per parole intere, Mi ricorda un serpente che si fosse pentito al momento di mordersi la coda, Ben detto, dottore, davvero, per quanto siamo aggrappati alla vita, perfino una serpe esiterebbe dinanzi all’eternità, Mi faccia il disegno, ma lentamente, È facilissimo, basta prendere il verso, guardando distrattamente si pensa che la mano stia tracciando il terribile cerchio, invece no, noti che non ho chiuso il movimento qui dove lo avevo cominciato, ci sono passato accanto, all’interno, e adesso proseguirò verso il basso fino a tagliare la parte inferiore della curva, in fondo sembra proprio la lettera Q maiuscola, niente di più, Che peccato, un disegno che prometteva tanto, Accontentiamoci con l’illusione della somiglianza, ma in verità le dico, dottore, se posso esprimermi in stile profetico, che l’interessante della vita è sempre stato proprio nelle differenze.”

La premessa letteraria merita perlomeno una spiegazione, se non altro per chi non ha abbastanza anni o sufficiente memoria per ricordarsi gli antefatti.

Anno 2006, la Lube Banca Marche allora di casa a Macerata vince il suo primo scudetto contro i campioni uscenti della Sisley Treviso, dominando gara 5 dopo una serie all’insegna dell’assoluto equilibrio. Potremmo fermarci qui, ma la statistica decide di giocare un brutto scherzo ed ecco che notiamo come quella Lube, al tempo, avesse la sua asse portante in un opposto serbo di 27 anni, un centrale – anche lui serbo – di 31, e nel libero titolare della nazionale italiana, pugliese, di 33. Atanasijevic-Podrascanin-Colaci come Miljkovic-Geric-Corsano, esattamente dodici anni dopo, con numerose analogie e Civitanova, suo malgrado, costretta a cambiare ruolo e vestire i panni di coprotagonista che fu di Treviso al tempo: un gruppo già vincente, che gioca a memoria, ma arrivato svuotato nella partita più importante, maltrattato da colei che è stata, senza ombra di dubbio, la squadra dominante della stagione.

bataivan
“Che ne sarebbe di noi se non esistesse il deleatur, ha sospirato il revisore”

Gli dèi del volley non hanno avuto, dunque, la stessa sfrontatezza di Raimundo Silva: nessuna negazione di troppo ha impedito che la tanto attesa prima volta di Perugia prendesse pieghe pericolose, ricalcando anzi il precedente storico in numerosi aspetti. A cominciare da Aleksandar Atanasijevic, MVP delle finali così come lo fu al tempo Ivan Miljkovic. Della pesantissima eredità che Bata si è accollato dopo il saluto del fenomenale opposto di Nis parlammo già alcuni mesi fa; posto che il paragone tecnico tra epoche diverse è sport da tastiera spesso inutile – e dodici anni nel volley attuale sono un’era geologica – e ribadito l’ovvio talento offensivo di Atanasijevic, continuo a ritenere Miljkovic di altra categoria in termini di carisma, presenza in campo e personalità (parliamo di uno che a 21 anni vinse un’Olimpiade da MVP e che nel 2005-2006 fu praticamente ingiocabile per gli esseri umani), ma le similitudini sono evidenti così come il background di entrambi, ritenuti da più parti, per il campionato italiano, troppo poco incisivi nei momenti cruciali prima di appiccicarsi quel pezzetto di stoffa sul petto.

Forzando ancora di più la mano sul paragone, ritengo la Perugia di quest’anno di qualità complessiva decisamente superiore alla Macerata di allora, che ruotava attorno allo strapotere di un giocatore e nelle difficoltà ebbe la capacità – e un po’ di fortuna – di trovare risorse di supporto insperate (vedi alla voce Renaud Herpe, mai più visto a quei livelli). La Sir ha invece messo in campo un sistema corale in cui tutti gli elementi coinvolti hanno trovato il modo di esprimersi al meglio, orchestrati da un De Cecco come di consueto illuminante ma mai così continuativamente lucido e innescati dalla sicurezza portata in seconda linea dall’inserimento di Massimo Colaci, a ulteriore dimostrazione (qualora ce ne fosse bisogno) che, più delle percentuali, la differenza in trincea la fa la leadership di chi quella trincea la guida, ed in questo il piccolo Max è stato un gigante.

Con queste premesse, anche chi sulla carta compariva alla voce anelli deboli (Anzani) ha cacciato fuori dal cilindro un’annata di profilo altissimo e le discontinuità di Russell sono state abilmente tamponate da un Berger presente alla chiamata, la puntualità di Zaytsev nel rush finale – dopo aver fatto quasi pace con il ruolo di martello – ha fatto il resto. Capitolo a parte meriterebbe Marko Podrascanin, salvato in rubrica alla voce sentenza e per il quale si sono esauriti gli aggettivi, capace com’é di essere mostruosamente determinante in qualsiasi squadra da quando aveva 19 anni, una costanza di rendimento nel ruolo con pochi eguali al mondo, finalmente benedetto da un palleggiatore in grado di esaltarne prepotentemente le caratteristiche.

La Sir non ha ancora ultimato la stagione, settimana prossima la aspetta la Final Four di Champions League a Kazan dove avrebbe – padroni di casa permettendo, molto permettendo – l’opportunità di detronizzare i dominatori pluriennali del torneo e completare un Grande Slam senza eguali. L’impresa appare complessa, di certo Perugia potrà giocare a mente libera e qualora non arrivasse il risultato resterebbe in ogni caso una stagione pazzesca. Sarà ad ottobre prossimo che capiremo se avrà le spalle abbastanza larghe per reggere il peso della riconferma. Ma è lecito, per Gino Sirci come per i ragazzi, non pensarci ora.

“Da Lisbona a Vladivostok”, disse proprio il presidentissimo, di ritorno dall’argento di Champions, non più tardi di un anno fa. Manco a farlo apposta.

Photo Credit: Legavolley.it

Perugia-Trento, l’infinita Bellezza

Credo che adesso io lo possa dire: in tempi non sospetti, ovvero alla chiusura del mercato a luglio, dissi che secondo me le due squadre che si sarebbero giocate lo scettro di Campioni d’Italia erano Perugia e Trento. Poi una gestione “scellerata” della regular season da parte di entrambe, la prima perché è stata un rullo compressore e la seconda perché ha viaggiato a carburazione magra, ha fatto sì che si incontrassero in semifinale. La vigilia di questa gara 3 è stata caratterizzata da un’ombra sul sestetto titolare della Sir perché, nonostante le rassicurazioni da parte di De Cecco stesso e della società sulle condizioni fisiche del giocatore, coinvolto in un incidente stradale lo scorso giovedì, un po’ di dubbi sul suo utilizzo e sulla sua tenuta c’erano. Di fatto l’unica esclusione eccellente è stata quella di Vettori in favore del giovane Teppan, scelta che poi si è rivelata azzeccata (ma va sottolineato che l’opposto emiliano soffriva di problemi alla schiena da poco prima del match di Champions di mercoledì a Civitanova).

Si parte in un clima infuocato, ma si sa ormai che il PalaEvangelisti è e sarà sempre così per tutti; in più, se durante gara 3 di quarti contro Ravenna si è scomodata la TV austriaca per seguire Berger, oggi abbiamo il team Redbull per un docufilm su Zaytsev (non me ne vogliate, ma gli ho fatto i complimenti sinceri per la genialata del trasferello). Inizia la partita e potrei fare una cronaca dei momenti chiave, snocciolare numeri e statistiche e scrivere il nome del mvp, ma non ci sono parole o numeri che possano descrivere la bellezza della partita, va vista e basta perché è stata uno spot bellissimo per questo sport, che paragono per emozioni e qualità soltanto a gara3 delle semifinali playoff del campionato 2014/2015, sempre fra loro due, sempre al quinto, quella del “debutto” nell’alta società dei playoff di Giannelli (e che debutto!).

Soprattutto, mi perdonerete se non mi vedrete mai fare fredda cronaca, questo perché fortunatamente mi faccio prendere dalla bellezza dei gesti tecnici e tattici, e preferisco godermi la sfida che perdermi ad appuntarmi numeri. Non c’è stato un singolo giocatore che abbia fatto storcere il naso perché magari non ha reso quanto ci si aspettasse, in alcuni momenti della partita si potrebbe accusare i centrali di Trento di essere stati un po’ ingenui con il muro a opzione sui primi tempi per venire puntualmente infilati dalla pipe, ma con uno come De Cecco non puoi fare muro a lettura: De Cecco non si legge, punto.

I numeri finali condannano Trento in ricezione, ma sono anche sinonimo di grandi cojones per essere riusciti a portare lo stesso la partita al quinto (a proposito di cojones: se ve ne avanzano un paio Anzani gradirebbe visto che, immolandosi in difesa, li ha lasciati sul mondoflex). Parlando dei singoli, Giannelli lucido e preciso con pochissime sbavature, Russell tornato a pieno regime in attacco e con un’ottima tenuta in ricezione, Colaci che giganteggia e assoluto padrone della seconda linea perugina. I due allenatori si sono studiati e, se in gara 2 Lorenzetti aveva preso spunto da Bernardi spostando Giannelli in 4, in questo match Lollo Bernardi si è “Angelizzato” sostituendo Atanasijevic con Berger durante la P1 per togliere sì Russell dalla ricezione, ma soprattutto per avere un attaccante puro da posto 4.

E’ una serie giocata in perenne equilibrio tra genialità e tatticismo, impagabile per qualità e pathos. Significative le parole iniziali di Lorenzetti ai microfoni di Raisport: “Siamo al limite estremo”. Non sappiamo se sia vero, di sicuro questa Trento ha tirato fuori nelle settimane clou della stagione molto di ciò che aveva latitato in Regular Season: intraprendenza tattica, competitività, convinzione. Alla luce di quanto accaduto resta – forse – più squadra da one shot che da serie lunga, il rendimento è sempre troppo ad elastico e le difficoltà di tenuta in seconda linea sono evidenti, ma nessuno come la Diatec ha il potere di restare aggrappata al proprio agonismo, tentando sempre di superare il suddetto “limite estremo”.

Ci siamo divertiti. Ci divertiremo.

Trento-Verona, cronaca postuma del crocevia dell’Adige

Premessa.

Ho sognato Massimiliano Ambesi al commento della Superlega. Illustrava la vittoria per dispersione della Regular Season da parte di Perugia, l’altalenante Trento con i suoi consueti vuoti di sceneggiatura, le alzate a una mano enciclopediche di De Cecco e Giannelli, i 68 punti in due partite di Paul Buchegger con la moto.  La stagione invernale, suo territorio di – enorme – competenza, è praticamente conclusa, questo pezzo è un po’ dedicato a lui. E a chi spera che una telecronaca di alto profilo come la sua diventi consuetudine anche sui lidi della rete alta in mezzo.

Doveva essere lo scontro più aperto dei quarti playoff, lo è stato a tutti gli effetti, al netto della parziale sorpresa di Ravenna vincente in gara 2 contro la dominante Perugia degli ultimi sei mesi (a margine: Ravenna voto 8, per lo spauracchio, perché in Europa è ancora da corsa e per aver giocato un campionato con mezzo reparto bande in infermeria). Una tranquilla settimana in ufficio per le due contendenti, a giocarsi la permanenza in Europa e un’unica sedia in riva all’Adige sulla quale accomodarsi e aspettare lo sportivo (s’intende) cadavere dell’altra passare. Geograficamente controcorrente, ma nel rispetto delle gerarchie, su quella sedia ci si è seduta la Diatec.

La differenza di valori tra le due era sottile come il distacco che le divideva a fine Regular Season: Verona è partita a passo incerto nelle prime settimane, prima di trovare la continuità propria della perfetta quinta forza del campionato quale di fatto è stata, Trento è stata pervasa per tutta la stagione da una coltre di sufficienza e mediocrità spazzata via da sporadici lampi, che comunque non le hanno permesso di avvicinare nemmeno lontanamente il livello di Lube e – soprattutto – Perugia. Se il secondo posto dello scorso anno fu tutto sommato sorprendente (anche per il livello di gioco mostrato contro le dirette avversarie), il quarto di questa stagione suona male più per il modo in cui è arrivato che per la posizione in sé. I numeri non dicono tutto, ma se in sei scontri diretti con le prime due del lotto tra campionato, Supercoppa e Coppa Italia lo score recita zero punti e 2 set vinti contro 18 persi, una riflessione sull’oggettivo divario è spontanea.

Posto che di Vettori si è già detto, nonostante il nostro pare abbia dato timidi quanto altalenanti segnali di risveglio (con il tangibile contributo del Giannelli irreale di gara 3, ligio nel lavorarsi per un’ora buona l’attenzione del muro di Verona nell’ottica di aprire varchi più comodi al suo opposto), sposterei l’attenzione su quello che resta il pesante tallone d’Achille di Lorenzetti, ovvero la sua seconda linea.

Che De Pandis non potesse replicare le percentuali di Molfetta era scontato (il peso della posta in palio quest’anno è appena più alto, con tutto ciò che ne consegue, e non so quanto l’alternanza con Chiappa lo abbia oggettivamente aiutato), che Lanza e quel miracolo di traiettorie che è Uros Kovacević avessero qualche problemino di tenuta, anche. Nel mio piccolo, più che sulle preventivabili percentuali sporche qualche perplessità ce l’ho sulla mancanza di leadership quando si parla di bagher in campo trentino, sia esso ricettivo o difensivo (altra fase, la difesa, in cui si sono viste brutture difficilmente accettabili in una squadra di vertice). Magari a qualcuno che abita da qualche mese a Perugia fischiano le orecchie, magari di passato non si vive e le scelte umane servono per tirare fuori ciò che si era perso nella mancanza di stimoli; di fatto, qualche ingranaggio dietro la linea Maginot dei tre metri non funziona del tutto. Aggiungiamoci il fatto che Giannelli per girarsi il campo si è comprato un Ciao, e che lui e i centrali hanno cominciato a piacersi da poco, il sovraccarico sulle bande – Kovacevic in primis – e la troppa prevedibilità della trama di gioco sono state conseguenze inevitabili.

Dall’altra parte la Calzedonia Verona aveva una nuova possibilità per uscire dal pantano dei quarti di finale, traguardo già raggiunto più volte ma mai superato in Superlega: battuta sul filo di lana da Perugia nel 2016, evaporata dopo una splendida gara 1 a Modena lo scorso anno. Gli scaligeri in un fazzoletto di giorni a ritmi folli si sono giocati un intero anno da “vorrei ma non (so se) posso“.

verona

Quinta e appagata? Conoscendo il background di Nikola Grbić e lo strazio sfogato verso i suoi durante i time out si direbbe di no, ma la sensazione latente che lascia questa squadra è quella di chi si accontenta ma non osa di più.

Eppure l’occasione per scollinare l’ostacolo c’era, con un’avversaria piena di crepe tecnico-tattiche e con frequenti sparizioni di lucidità. L’asse sloveno Pajenk-Stern è stato il fulcro attorno al quale hanno girato un Luca Spirito sempre più adulto e consapevole nelle scelte, la sorprendente manualità di Manavi e la completezza tipicamente americana di Jaeschke. Dovessi scegliere, spenderei due parole in più per Toncek Stern: acquistato come ombra di Djuric e catapultato in campo a causa dell’infortunio del greco bosniaco, da quel campo probabilmente non ci sarebbe uscito nemmeno in caso di pieno recupero del titolare di posto 2. Insomma, butta giù una media di 20 palloni a partita, serve come un indemoniato, non balla la macarena come gran parte degli esterni a muro e risponde presente in copertura. Per farla breve, l’opposto ideale di Nikola Grbic. Sicuri di volere Boyer, eh?

Potenziale occasione, dicevamo. A una gara 1 straordinaria per qualità e incertezza del risultato, e che Trento ha fatto sua nel rush finale dopo aver rischiato la rimonta, ha fatto da contraltare una seconda sfida di puri nervi, con entrambe provenienti da risultati pessimi in Europa e consapevoli di dover vivere una settimana spalle al muro. L’ha spuntata Verona, aggrappandosi all’ultima porta rimasta aperta.

La Diatec, quella porta, l’ha poi chiusa sei giorni dopo, con una dimostrazione di autorità finora sconosciuta in stagione, dando l’illusione alla Calzedonia di poter rientrare in gara in un piccolo frangente di secondo set per poi affossarla definitivamente nel terzo.

Semi playoff sfumata, rimonta in Cev Cup mancata, Verona riparte dal purgatorio dei playoff per un posto in Challenge Cup. Non esattamente comodo come starsene su quella sedia in riva all’Adige.

Photo Credit: Bonalorephotos

È tempo di playoff!

Chiusa la Regular Season con il primo posto della Sir Safety Conad Perugia, iniziano le giostre dei playoff. Tra probabili montagne russe, case stregate, autoscontro e qualche calcinculo alla bisogna, per gara 1 dei quarti di finale scegliamo il Palapanini dove si affrontano Modena e Milano, due che hanno avuto una stagione talmente piena di infortuni da costringere le società ad affittare un ufficio del palazzetto all’INAIL per poter velocizzare le pratiche. Abbiamo scelto questa partita perché è una delle più interessanti fra i vari accoppiamenti e soprattutto per capire se e quanto i giocatori di entrambe le squadre hanno recuperato dagli acciacchi. Siamo qui per vedere se l’Azimut è entrata in clima playoff abbandonando l’atteggiamento tenuto in Superlega con le squadre di “seconda fascia”, abbracciando invece la fisiologia prepotente che l’ha contraddistinta contro le altre big in Regular Season. Siamo qui anche per vedere se la truppa guidata da Giani riuscirà a fare lo sgambetto a una delle Top4, come del resto ci ha abituato con le due nazionali – Slovenia prima, Germania poi – che ha guidato fino a oggi. Siamo qui perché il Palapanini è pur sempre il Tempio del Volley. No, non è vero. Siamo qui perché dove c’è Andrea Giani c’è La Sorellanza.

Lungi dal volervi annoiare con la fredda cronaca, preferendo concentrarci su un’analisi di più ampio respiro, iniziamo con uno spoiler: ha vinto Modena al quinto set (non credete a quello che scrivono alcuni giornali). È stata una partita lunga e strana, con alcune belle giocate a livello tecnico-tattico da entrambe le formazioni, intervallate da cose brutte (facili alzate del libero completamente sbagliate) e altre “divertenti”. A tal proposito segnaliamo Cebulj lisciare completamente un campanile alzato in 4, con la palla che lo prende in testa e va beatamente nel campo avversario e per par condicio Argenta, trovandosi nei pressi di una freeball a filo rete con Holt, schiaccia in testa all’americano, la palla carambola nel campo milanese e Modena si porta a casa uno dei punti più bizzarri della storia recente. Capitolo iinfermeria: Rado finalmente ha tutti gli uomini a disposizione (tranne Daniele Mazzone) anche se nel primo set vediamo distintamente scorrergli un brividino lungo la schiena quando Ngapeth si accascia a terra toccandosi la caviglia sinistra. Per fortuna niente di grave, pronta fasciatura e di nuovo in campo dal secondo set. Nonostante questo la sua squadra stenta a girare, tiene botta il solito Tine Urnaut che si sta dimostrando il più solido e costante del gruppo. Andrea Argenta è ancora “acerbo”, ma ha un gran carattere e il ragazzo sicuramente si farà e ci darà presto soddisfazioni in quel delicato ruolo che è l’opposto. Per i gialloblù, ai grossi problemi a muro, che nei primi due set non perviene, e a una ricezione altalenante e da rivedere, fa da contraltare una battuta con pochi errori (12 in cinque set) e tanta cassa (9 ace).

Anche in casa della Revivre Giani ha recuperato tutti gli infortunati anche se Sbertoli ancora non riesce a sviluppare il gioco a cui ci aveva abituati, tanto da venire sostituito nel secondo set. In verità l’allenatore meneghino ruota molto i suoi giocatori, contando su una rosa con valore più equilibrato rispetto ad altre squadre di Superlega. L’imperfetto timing al centro è sicuramente da sistemare, ma poco male, perché si sa che nel volley spesso sono le palle sbucciate quelle che cadono inesorabilmente a terra. Più costanti a muro rispetto all’avversario, i milanesi devono però cercare di essere più cinici nei finali di set, se vogliono realisticamente pareggiare il conto in gara 2.

Chiudiamo con un po’ di folklore: notiamo che i manicotti Yomo si stanno moltiplicando come fermenti lattici vivi, che Averill durante i time out si scalda murando mulini a vento come un Don Chisciotte qualsiasi – ma lui è Moschettiere e non lo sa – e che, soprattutto, il Palapanini si stringe in un lungo, meraviglioso abbraccio ad Andrea Giani per sostenerlo in questo momento per lui difficile. Abbraccio al quale tutte noi de La Sorellanza ci uniamo.

La Sorellanza

Photo Credits: Modena Volley