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Le luci e le ombre di questo Mondiale

Se qualche settimana fa ci avessero detto che la Polonia avrebbe vinto questi mondiali, avremmo riso così forte da sovrastare la musica di questo weekend al Pala Alpitour. Nonostante l’interruzione della musica corrispondesse con lo stacco dei piedi dei giocatori in battuta, abbiamo apprezzato particolarmente la playlist. Ma cosa vuoi farci? Siamo profonde amanti del trash. A chiunque abbia osato lamentarsi di quei due geni dei dj, ricordiamo il tormento dei bongo. Kubiak è corto, la nostra memoria no.
Vorremmo provare ad essere brevi ma la nostra indole non ce lo permette. Andiamo per punti. Sparsi, perchè è impossibile dare un ordine preciso a questi pensieri.

  • La Polonia. La Polonia, LA POLONIA! Sono passati due giorni e ancora facciamo fatica a metabolizzare. Forse perchè la squadra, nonostante fosse campione del mondo in carica, non partiva come una delle favorite del torneo. Forse perchè pensavamo che altre squadre avessero maggior valori tecnici. Forse perchè, semplicemente, c’era Kurek. Ed invece non possiamo che fare ammenda e congratularci con questi giocatori e questo allenatore, Vital Heynen, che hanno chiuso la prima fase come capolista del girone D, hanno vinto la pool nella seconda fase, si sono classificati primi anche in terza fase, hanno battuto in semifinale gli Stati Uniti in una gara bellissima e hanno schiacciato in tre set il Brasile in finale. Direi che non ci sia bisogno di scrivere altro. Ah no! Bartosz Kurek MVP del torneo, KUREK! Colui che quattro anni fa venne silurato in sede di convocazione e vide i compagni alzare la coppa dal divano di casa, per quasi un decennio oggetto misterioso del pianeta volley se ce n’è uno. Impronosticabile.
  • Gazzetta e Federazione. Gli errori sono naturalmente ammissibili, nessuno è perfetto. Anche noi, orfane e seguaci di Andrea Giani, eravamo convinte ci fosse la Germania a questi mondiali. Ma che la testata giornalistica di punta del nostro movimento (non nuova a questo tipo di errori) pubblichi su Instagram i complimenti alla Polonia per la sua seconda Coppa del Mondo consecutiva mettendo la foto della nazionale statunitense (che la finale non l’ha neanche giocata) non è giustificabile. Va detto che probabilmente avrebbero sbagliato pure la foto sulla carta stampata ma, onde evitare errori, hanno deciso di non scrivere neanche una parola sull’edizione del lunedì post-torneo. Nozione di demerito anche alla Federvolley che su Twitter pubblica il video dell’intervista di Bartosz Kurek, MVP del torneo, scambiandolo per Michal Kubiak e, beh, ce ne vuole per confondere i due giocatori.
  • L’organizzazione. Discreta. Se la pensiamo in generale non possiamo che dargli almeno la sufficienza. Abbiamo seguito con entusiasmo questo mondiale a Bari e a Bologna senza rilevare particolari “pecche organizzative”. Ma il vero baratro è stata Torino. Capiamo che non sia sicuramente un evento facile da gestire ma se io dopo finalina, finale ed un discreto numero di birre mi alzo per andare in bagno e torno a premiazione iniziata non mi puoi bloccare e dire che non posso tornare al mio posto perché “l’evento è finito”, altrimenti inizio ad imprecare come Julio Velasco contro la Polonia. Altra insufficienza la diamo alla premiazione. Inguardabile. Non troviamo altre parole. Non abbiamo per nulla apprezzato l’utilizzo della scalinata come se fossimo a “Donna sotto le stelle” al contrario, visto che i giocatori erano costretti a salire le scale per poi essere risucchiati nel retroscena. Ultima cosa (poi giuro cambiamo punto). Programmare la prima partita alle 17 e la seconda alle 21.15 implicava che i presenti stessero all’interno del palazzetto almeno 7 ore. Ma proprio chiusi all’interno. Non era possibile superare il recinto esterno del Pala Alpitour, se uscivi non potevi più rientrare. Quindi oltre ai 130€ di biglietti per semifinali e finali bisognava considerare anche un mezzo mutuo per acqua (2€) e birra (5/6€). #ridimensionatevi
  • L’Italia. Siamo partiti carichi, questo è indiscutibile. Ma alla prima partita importante ci siamo auto-cancellati. Nella prima fase a Firenze l’unico match con un minimo di appeal è stato Italia-Argentina, vinto dalla nostra nazionale ai vantaggi nel quarto set con un ace di Baranowicz. E direi che non dobbiamo aggiungere altro. Nella seconda fase, a Milano, l’Italia è stata accoppiata con Finlandia, Olanda ed una delle favorite per il titolo, la Russia. Non sentiamo il bisogno di sottolineare che quello con i russi era l’unico match rilevante in termini di competitività. La contesa è stata vinta dalla nazionale russa al tie break, ma a carte ferme per l’Italia, in quanto la nostra nazionale era già qualificata per la terza fase mentre i russi avevano bisogno di una vittoria per arrivare a Torino. Ma ora arriviamo al punto dolente, la terza fase appunto. Quando sono stati sorteggiati i due gironcini abbiamo tirato TUTTI un sospiro di sollievo. Serbia e Polonia sulla carta erano le due formazioni con cui l’Italia poteva tranquillamente giocarsela, sicuramente era importante aver evitato Brasile e USA. Ci aspettavamo tutti che l’Italia avrebbe giocato le due partite mercoledì e giovedì perchè, si sa, nei gironi a tre il tutto viene deciso tra la prima e la seconda giornata. Forse è per questo che siamo rimasti un po’ sorpresi quando è uscito il calendario con Italia-Serbia programmata per il mercoledì e Italia-Polonia per il venerdì. Ma il giovedì su Rai2 c’è Pechino Express e allora alziamo le mani. Il match contro la Serbia è stato uno schiaffo in faccia a due mani. 15-25, 20-25, 18-25. E per l’Italia il Mondiale è finito nel preciso istante in cui gli uomini di Grbic hanno messo a terra l’ultimo pallone. Il giorno successivo la Polonia si è imposta sulla Serbia 3-0 con parziali alti in tutti i set ed una prestazione che ha iniziato a far venire qualche dubbio a tutti quelli che deridevano Kurek e compagni fino al giorno prima. Venerdì sera ci siamo messe davanti alla tv col nostro birrozzo ed una sola ed unica missione: l’Italia avrebbe dovuto vincere 3-0 concedendo meno di 59 punti ai polacchi. Gli azzurri hanno perso il primo set 14-25. Fine.
  • Il biscotto e la formula. La questione è più semplice di quanto sembri. Se stai combattendo per il gradino più alto del podio, devi giocare tutte le gare come se fossero la finale. Non devi permettere alle altre formazioni di fare i conti per te. Quando si sbaglia la prima partita fondamentale del torneo non si può gridare al biscotto, come un Earvin Ngapeth qualsiasi a Rio. Riguardo alle accuse di un personaggio ben conosciuto negli ambienti trash che avrebbe rinfacciato ai giocatori serbi di dover portare rispetto alla nazionale italiana, in quanto molti di loro vengono stipendiati da anni dai nostri club, preferiamo non esprimerci perché supera qualsiasi livello di assurdità. La questione sulla formula è altrettanto semplice: fa merda! Speriamo vivamente di non doverci più confrontare con una formula del genere perchè non abbiamo ancora terminato di fare i conti al termine della seconda fase.
  • La Rai. Non è la prima volta che facciamo “polemica” (eh!) riguardo al palinsesto Rai (EH!). Ma questa volta non vogliamo porre l’attenzione sulla scelta di aver mostrato  in diretta il girone di Firenze e quello BOMBA di Bari in differita in nottata, né faremo notare il basso livello del “salottino” condotto da Rolandi e Mastrangelo. Vogliamo utilizzare le ultime righe di questo pezzo per commentare, con parole nostre, le dichiarazioni di quella che purtroppo viene considerata come la prima voce Rai durante la “finalina” USA-Serbia. In sostanza, è stato dichiarato che il pubblico femminile tifasse USA solo per il bel faccino di Matt Anderson. Caro Maurizio, per quanto poco ci stupisca la pochezza di questa dichiarazione, vorremmo solo dire che il bel faccino ha una tecnica ed un’eleganza nei movimenti unica al mondo, e che sempre il bel faccino è stato premiato come miglior opposto del torneo (che è solo l’ultimo dei tanti premi individuali che ha ricevuto nella sua carriera). Che è sbagliato generalizzare, che lo sappiamo che Nelli porta un 53 di piede e che Micah si pronuncia “Maica” e non “Mika”. Quante cose vorremmo dirti, quante.

Questi sono, per noi, i punti salienti di questo Mondiale. Che per noi non è stato un Mondiale come gli altri. E’ stato il primo Mondiale come Sorellanza, il mio Mondiale seguito in maniera così approfondita perché organizzato in Italia (e Bulgaria). Questo ci ha permesso di organizzare trasferte, rivedere amici e conoscere altri appassionati.

Ma il famoso detto dice: morto un torneo se ne fa un altro! Ci risentiamo presto su questi canali per la presentazione della Supercoppa!

La Sorellanza

Photo Credits: @guilhermectx